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PaviaParcheggiterra di nessunoSono un infermiere della Fondazione Ics Maugeri. Il problema in questione è la sicurezza, dei beni del personale sanitario e del personale stesso. I parcheggi nelle zone ospedaliere della Maugeri, Mondino e anche del policlinico sono teatro di continui furti, furtarelli, atti vandalici e anche aggressioni (in tempi non troppo lontani). Le entità dei danni a volte ammontano a migliaia di euro, ma anche quelli più banali sono comunque fastidiosi. La cosa brutta è che queste persone considerano queste zone come un ampio magazzino dove prendere quel che si vuole a qualsiasi ora. Non mi sembra giusto tutto questo. Pochi giorni fa ho subito l'ennesimo furto nella fascia oraria che va dalle 6,45 alle 15, fascia di solito non considerata a rischio (ma a quanto pare queste persone si sentono molto sicure di quel che fanno). Il danno è di valore economico di piccola entità ma la ferita psicologica è profonda. Questa sensazione brutta la condivido purtroppo con tanti colleghi, e da anni. Nel mio piccolo ho visto gli sforzi fatti da parte di enti come Maugeri che ha "riconvertito" dei venditori abusivi in personale di assistenza al parcheggio e ho notato pattuglie delle forze dell'ordine girare più spesso ma purtroppo sia le sensazioni che i fatti dicono che questa zona è ancora un territorio fuori controllo.Giovanni PetrellaVigevano - ScuolaUn cortilepoco accoglienteScrivo in merito ad un episodio che mi è accaduto un paio di settimane fa, e che mi ha particolarmente deluso e infastidito allo stesso tempo.Sono papà di un bimbo di 4 anni che frequenta la scuola materna presso la parrocchia dell'Immacolata, a Vigevano. Da quest'anno usufruiamo del servizio di pre-scuola, così posso accompagnarlo un po' prima rispetto all'anno scorso e poi correre al lavoro.Una mattina, grazie ad una serie di coincidenze favorevoli, siamo arrivati presto, per cui nel cortile era presenti un gran numero di studenti del liceo che condivide il cortile interno con l'asilo.A parte il linguaggio particolarmente scurrile, tipico di quell'età (a essere sincero, si sentiva anche quando andavo a scuola io) quello che mi ha davvero infastidito è stato un ragazzino che, seguendo la tendenza di questi tempi, atteggiandosi a duro o a boss, intimava ripetutamente a una sua compagna, che forse tentava di calmarlo, di stare zitta, con ripetute bestemmie, e con altre frasi del tipo "posto di m...", "figli di p...", il tutto a voce particolarmente alta, giusto per "darsi un tono".Mio figlio ovviamente ha sentito tutto perfettamente, ma spero non ci abbia fatto caso, perché si sa che i bambini a quell'età ripetono tutto. Non c'è solo mio figlio a entrare a quell'ora, ma tanti altri bambini con i genitori che lavorano e usufruiscono del servizio di pre-scuola.La delusione invece, è tutta per il (o la) dirigente del liceo paritario a cui ho inviato una mail alla quale non si è degnato di rispondere. Nella mail chiedevo di destinare del personale, per la limitata durata dell'entrata nelle classi degli alunni, al fine di vigilare e cercare di contenere certi comportamenti in presenza dei bambini più piccoli.La scuola, come da più parti ormai viene ripetuto come un mantra, non deve avere l'onere di educare i ragazzi, lo devono fare i genitori come è sempre stato, ma di fronte a certe situazioni prendere provvedimenti sarebbe il minimo.A forza di astrarre la scuola, il sistema, le istituzioni, finisce che alla fine nessuno è responsabile, ma dietro, o meglio, dentro tutte queste strutture, ci sono delle persone, le quali possono scegliere di impegnarsi per provare a migliorare le cose, oppure girarsi dall'altra parte.Stefano MontiVigevanoIl ricordoLa poetessadei NavigliNella festività di tutti i Santi, in un tardo pomeriggio d'autunno 13 anni fa ci lasciava Alda Merini. Donna semplice ma dal cuore grande; farfalla multicolore che da sempre si librava sopra i nostri pensieri, aiutandoci nel mestiere di vivere con la bellezza dei suoi versi. La poetessa squattrinata nella farmacia del quartiere o dal panettiere sui Navigli ha distribuito a piene mani versi e pensieri, merce di scambio che rielaborava su foglietti e appunti. Parte della sua travagliata esistenza l'ha vissuta a Milano in Ripa Ticinese 47, in un appartamento di ringhiera. Negli anni Ottanta ebbi modo di incontrarla mentre girovagava tra le bancarelle della Fiera di Senigallia, in cerca di carta e abiti usati. La si notava per quella sua mole da lottatrice, vestita a strati con una gonna a pieghe, una striminzita maglietta variopinta che evidenziava un fiorente seno che fungeva da ripostiglio a un enorme fazzoletto contenente le banconote. Nel suo viso rubicondo spiccavano le labbra dipinte da un vivace rossetto rosso, mentre tra le dita teneva l'immancabile sigaretta. Inconfondibile era il suo passo strampalato mentre si recava a casa attesa sulla soglia da alcuni gatti randagi. Ora la sua casa in via Magolfa è un museo ricco di cimeli e ricordi un modo per eternare il ricordo della poetessa dei Navigli. Luisemi. Zeccone