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Fabrizio Goria / TorinoTrentotto anni. Per trovare un tasso d'inflazione come quello registrato a ottobre, +11,9% su base annua e +3,5% su base mensile, bisogna tornare al marzo del 1984. L'Istat certifica una «straordinaria accelerazione», derivante in prevalenza dai beni energetici, passati dal +44,5% di settembre al +73,2% di ottobre su scala tendenziale. In aumento anche il cosiddetto "carrello della spesa", in salita del 12,7%, livello che non sfiora il 13% registrato nel giugno del 1983. Nel frattempo, l'Associazione delle casse di risparmio italiane (Acri) avverte che i prezzi così elevati rischiano di erodere il tesoretto di famiglie imprese, già stritolate da salari fermi.«Il picco sarà intorno gennaio, verso quota 13%, e poi calerà nel corso dell'anno». Le stime sono quelle di Gregorio De Felice, capo economista di Intesa Sanpaolo, che si è detto «sorpreso» dalla lettura preliminare dell'Istat per i prezzi al consumo di ottobre. Secondo l'Istat la fiammata dei prezzi dopo l'estate deriva in prevalenza dall'energia. A settembre sul mercato interno la crescita su base annuale dei prezzi della fornitura della luce è aumentata del 216,4% e quella del gas del 167,6 per cento. Ma non c'è solo questa parte del paniere a preoccupare. I beni alimentari, per esempio, da +11,4% vanno a +13,1%, mentre gli altri beni da +4% a +4,5 per cento. Ne deriva che l'inflazione acquisita per il 2022 è a quota +8% per l'indice generale e a +3,7% per la componente di fondo. Non va meglio, sull'onda dei rincari sul supermarket, l'andamento del carrello della spesa: i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona passano da +10,9% a +12,7% in ottobre, e quelli dei prodotti ad alta frequenza d'acquisto da +8,4% a +8,9 per cento. In tal caso, come rimarcato da De Felice, «c'è un effetto ritardato» delle dinamiche di formazione dei prezzi. Segnali positivi, tuttavia, ci sono: «Basti pensare al mondo dei servizi, dove l'inflazione è tutto sommato modesta. Siamo intorno al 3,7%, in lieve calo rispetto a settembre». Resta il fatto che le fiammate dei prezzi, complice le festività natalizie e la maggiore frequenza di acquisto, potrebbero continuare. Sempre a dicembre si vedrà, come rimarcato giovedì da Christine Lagarde, l'effetto delle misure introdotte dalla Banca centrale europea (Bce) da luglio a oggi, con i tre rialzi consecutivi per complessivi 200 punti base. La spirale tra alti prezzi, salari fermi e deterioramento dell'attività economica, con Italia e Germania già in recessione secondo il Fondo monetario internazionale (Fmi), rischia di creare un mix letale per aziende e consumatori. Questi ultimi, secondo l'Acri, stanno intaccando le risorse in cascina per far fronte a bollette e spesa alimentare. Fenomeno che è stato notato anche da Eurostat. Nell'Ue, il consumo reale pro capite delle famiglie è aumentato dello 0,6% nel secondo trimestre del 2022, dopo un aumento dello 0,3% nel trimestre precedente. «Meglio comprare oggi che domani», scriveva poche settimane fa la banca olandese Rabobank a proposito degli acquisti di beni di largo consumo. Detto, fatto. Allo stesso tempo, il reddito reale pro capite delle famiglie è diminuito dell'1,2%, dopo un aumento dello 0,4% nel primo trimestre del 2022. A fronte di pane oltre 3 euro al chilo, burro a ridosso dei 13 euro, netta è la risposta di associazioni di consumatori, che chiedono sollievo per gli italiani, e sindacati. Secondo la vicesegretaria generale della Cgil, Gianna Fracassi servono «misure importanti ora». Per Fracassi la perdita di potere d'acquisto nel 2022 «sarebbe di oltre 1.800 euro». È come, spiega, «se lavoratrici e lavoratori dipendenti non ricevessero la tredicesima. Una situazione ancor più grave per pensionati, precari, giovani autonomi, disoccupati». Un compito su cui il governo a trazione Giorgia Meloni è chiamato a fornire risposte al più presto. --© RIPRODUZIONE RISERVATA