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il casoMonica SerraAndrea Siravo / milano«Mi sono svegliato verso le 13, perché ero stato male la sera prima per un reflusso gastrico. Sono andato a fare una gastroscopia, su prescrizione del medico. Nel pomeriggio sono uscito con la bicicletta, ho fatto un giro intorno al centro commerciale di Assago, però prima di arrivare al supermercato sono salito su un balcone: avevo pensieri suicidari che non ho portato a termine». Inizia così il breve racconto che il quarantaseienne Andrea Tombolini quasi sussurra al pm Paolo Storari e ai carabinieri della compagnia di Corsico, dal letto del reparto di psichiatria dell'ospedale San Paolo, dov'è piantonato dalla sera di giovedì. Mancano venti minuti all'una di notte, sono trascorse sei ore dal suo assalto al Carrefour di Milanofiori ad Assago, alle porte di Milano. Sessanta interminabili secondi di terrore tra gli scaffali e le corsie del supermercato dove ha accoltellato quattro clienti e due dipendendenti. Uno di loro, Luis Fernando Ruggieri, 47 anni, è morto prima ancora di arrivare in ospedale a causa di un colpo al fianco. I video delle telecamere di sorveglianza mostrano l'ingresso di Tombolini alle 18.35. Addosso ha una giacca a vento blu, una maglietta bianca, i pantaloni della tuta e una tracolla. Per sette minuti vaga come tanti clienti, sembra alla ricerca di qualcosa. Poi si ferma nel reparto casalinghi, davanti all'espositore dei coltelli, e sceglie con cura la sua lama. La più grande, da cucina. «Sono andato a prendere un coltello per farla finita», dice ancora interrogato dal pm che con l'aggiunta Laura Pedio coordina le indagini. «Avevo intenzione di colpirmi, ma quando ho visto alcuni avventori ho deciso di colpire loro per sopprimere la mia rabbia». Tombolini si blocca un istante: «Io mi definisco un pazzo». Poi prova a spiegare: «Se devo esprimere il sentimento che ho avuto era quello di invidia perché le persone che ho colpito stavano bene, mentre io stavo male. Ritengo di avere un tumore e di dover morire». Da qualche tempo ne era convinto. Parla sottovoce, borbotta: «Sono pazzo, sono pazzo, non capisco cosa ho fatto. Mi sembra impossibile, io non sono un violento e non ho nessun precedente penale, mi sembra impossibile di aver rovinato la mia vita e quella delle persone che ho ucciso e ferito». Come spiega il comandante provinciale dei carabinieri, Iacopo Mannucci Benincasa: «Fa tutto in sette minuti». Nelle immagini raccolte dagli investigatori, si vede Tombolini col coltello che colpisce a caso e alle spalle i clienti che fanno la spesa. Tra loro c'è il difensore del Monza Pablo Marì, ora in ospedale con 32 giorni di prognosi, ferito alla spalla, al labbro e col naso rotto. Nel carrello che spingeva c'era suo figlio. Le persone corrono, urlano, provano a mettersi in salvo. Lui prosegue, alla cieca. Uccide Luis Fernando Ruggieri, poi prova a bloccarlo un altro dipendente, ora in ospedale. Nel colpire anche lui, Tombolini crolla sul pavimento davanti alla cassa numero diciannove. Nella folla che corre c'è l'ex terzino dell'Inter Massimo Tarantino, che torna indietro e lo blocca: «Nel dare l'ultima coltellata, è inciampato - racconta -. Quando è caduto sono tornato indietro e gli ho dato un calcio alla mano. Gli ho fatto volare il coltello, poi l'ho immobilizzato ma non ha più reagito». Mentre borbotta frasi senza senso, Tombolini risponde alle domande degli investigatori: «Certamente non ho mai usato violenza contro le persone, ho esercitato forme di rabbia per le cose, come motorini o biciclette del Comune di Milano. A casa con un coltello ho provato a ferirmi ma non ci sono riuscito. L'ho fatto perché ho avuto varie vicissitudini: mi sono operato alla schiena e poi sono stato male». Ancora Tombolini spiega che non è mai stato in cura per problemi psichiatrici: «Prendo solo lo Xanax». E che ora non esagera più con l'alcol: «Prima si, ora no perché ho problemi di reflusso e non posso più bere». Mentre ieri pomeriggio al San Paolo era in corso il suo interrogatorio davanti al gip, in vista della convalida dell'arresto, al quarto piano del palazzo di giustizia, il procuratore Marcello Viola, nel corso di una conferenza stampa, esprimeva «a nome di tutti, la massima solidarietà alle vittime di questo fatto gravissimo e ai loro familiari. Ma anche l'apprezzamento per il senso civico dei cittadini. Di chi era sul posto ed è intervenuto dando una mano ai carabinieri». --© RIPRODUZIONE RISERVATA