Senza Titolo
parigiDa anni era ormai l'uomo invisibile del cinema mondiale: non si mostrava in pubblico, aveva trasformato il suo domicilio ginevrino nella «caverna» di Platone, schivava le cerimonie ufficiali, non accompagnava i suoi film, evitò perfino di ritirare l'Oscar.Si sarebbe dovuto immaginare che anche per l'ultimo viaggio avrebbe scelto un annuncio inconsueto (si parla di suicidio assistito). Si è affidato al quotidiano francese (Liberation) che come i «suoi» Cahiers lo ha sempre venerato e adesso tutto il mondo rimpiange un talento tanto unico quanto inclassificabile. Nato a Parigi da genitori protestanti svizzeri il 3 dicembre 1930, Godard si laurea in etnologia alla Sorbona, comincia a scrivere di cinema. Incoraggiato dalla madre, erede di una stirpe di banchieri, comincia a viaggiare per vedere il mondo che nutre il suo immaginario, poi trova lavoro in Svizzera per la costruzione della diga della Grande Dixence nel Vallese. È una breve parentesi perché poi ritorna a Parigi e si fa prendere dal demone della creatività generata dalla Nouvelle Vague nascente, filma i suoi primi cortometraggi e si lega di profonda amicizia a François Truffaut con cui nel '58 realizza «Une histoire d'eau». L'amico gli passa il soggetto di «Au bout du souffle» (All'ultimo respiro) con cui debutta da regista nel '59. Fin da quel folgorante esordio (con l'astro nascente Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg) diventa un punto di riferimento, il film è il manifesto della Nouvelle Vague e ai produttori piace il suo atteggiamento iconoclasta ma devoto ai grandi generi popolari come il poliziesco. Per dieci anni, fino al 1967, lavorerà a rotta di collo con ben 22 titoli (tra lunghi e corti) che fanno storia. Dirige «La chinoise» e dà il via al suo periodo militante.Nel '75 gira in video «Numero Deux» che assomiglia più a un saggio per immagini che a un film. Nella bacheca di casa ha già due Leoni d'argento per «Questa è la mia vita» e «La cinese», insieme a moltissimi altri riconoscimenti, ma tutto ciò sembra non interessarlo più. Seguiranno altre prove, tra cui capolavori indecifrabili. Tra il 1988 e il 1997 mette mano alla sua grande utopia: «Histoire(s) du cinema». Nel 1995 il festival di Locarno rende omaggio allo svizzero Godard (che nel frattempo è tornato nella sua Ginevra) con il Pardo d'onore.--