Letta attacca Meloni «Basta proposte a vanvera sulla pelle delle persone»

il casoNiccolò Carratelli / ROMALo scontro a due con Giorgia Meloni, la polarizzazione del voto, è l'unica strada possibile per ridurre la distanza. Enrico Letta resta convinto della sua strategia di comunicazione, tutta improntata sulla scelta «o noi o loro» da proporre agli elettori. Dalla provincia di Siena, a margine di un'iniziativa elettorale, il segretario del Pd torna ad attaccare la leader di Fratelli d'Italia, pungendo ancora sulla sua proposta di istituire un blocco navale per contrastare l'immigrazione: «Fa propaganda, credo che questa sia una campagna elettorale dove bisogna usare il linguaggio della verità, dire alle persone cose che si possono fare - spiega il leader dem - ma soprattutto bisogna smettere di fare proposte a vanvera, che non hanno nessuna possibilità di realizzarsi e che sono fuori da qualsiasi norma internazionale». Meloni sempre nel mirino, dunque. Un'impostazione che, oltre a suscitare ironie e parodie sul web, sembra però non pagare in termini di consensi, almeno secondo l'ultima rilevazione Emg, che registra un Pd sostanzialmente stabile e un divario con il centrodestra quasi incolmabile. «Ma il Pd non ha alternative tattiche, deve puntare su un terreno bipolare - dice Lorenzo Pregliasco di Youtrend - ora non abbiamo elementi sufficienti per dire che questa strategia non stia funzionando, lo capiremo meglio nelle prossime settimane». Lascia poco spazio alla speranza, invece, l'analisi del politologo Roberto D'Alimonte: «La strategia è giusta ma non sposta quasi nulla - avverte - perché il voto utile è un comportamento sofisticato, non alla portata di tutti, e perché il messaggio secondo cui Meloni al governo sarebbe un pericolo per il Paese non passa a livello di massa». Ma per Letta e il Pd il vero problema è un altro, cioè che tra gli elettori di centrosinistra si dia per scontato l'esito negativo delle elezioni, mentre «la spinta al voto utile è efficace solo quando il risultato è percepito come incerto - aggiunge d'Alimonte - e il sacrificio di rinunciare a votare il proprio candidato preferito, ad esempio Calenda, per non far prevalere l'altra parte politica, ha un senso». Insomma, la polarizzazione «può servire per mobilitare le proprie truppe, ma non può ribaltare la situazione». Puntare a essere il primo partito a livello nazionale, anche in caso di sconfitta, è un obiettivo compatibile con questo scenario, anche se al Nazareno nessuno lo ammetterà mai pubblicamente. A compattare i ranghi sono sicuramente gli attacchi e le intimidazioni subite, come le scritte comparse ieri sulla porta d'ingresso della sede provinciale del partito a Parma: «Letta e Pd boia e nazi», si legge, con una «W» cerchiata, diventata simbolo del movimento no vax. Immagini postate sul suo profilo Instagram dal segretario, che assicura: «Non ci fanno paura, non ci fermeranno». Lui, intanto, ha deciso di intensificare la sua campagna elettorale al Nord, proprio mentre la coppia Salvini-Meloni (separati) imperversa al Sud, con comizi tra Calabria e Sicilia. Per Letta, invece, Veneto e Lombardia, in pratica a casa della Lega. Questa sera sarà a Torri di Quartesolo, in provincia di Vicenza, collegio in cui lui stesso è candidato, come capolista al proporzionale della Camera. Giovedì, invece, andrà a Milano, per inaugurare la campagna lombarda del Pd. --© RIPRODUZIONE RISERVATA