Gas, l'allarme di Assolombarda «C'è il rischio stop produttivo»

Luca Simeone / pavia«Davanti alle aziende ci sono certamente diverse strade: alcune imprese potrebbero addirittura pensare di rallentare o fermare la loro produzione, in extrema ratio; anche quelle imprese che, pur con la pandemia e in mezzo a molte difficoltà, non avevano mai chiuso». Nicola de Cardenas, presidente della sede di Pavia di Assolombarda, fa capire come lo stop produttivo da parte di alcune imprese, di fronte alla corsa senza freni dei prezzi dell'energia, sia un'ipotesi che rischia davvero di prendere corpo, soprattutto se la curva dei rincari dovesse continuare ada andare verso l'alto.i rischi per l'occupazioneTre le più esposte al rischio di fermata - causata dal venire meno della convenienza a produrre, se i costi dovessero superare i ricavi - sono le imprese a maggiore impiego di energia (per esempio il settore della plastica, della lavorazione di metalli, di trasformazione alimentare, il comparto della meccanica). «È una situazione allarmante, perché i costi dell'energia decuplicati avranno potenzialmente delle ripercussioni anche a livello occupazionale - aggiunge de Cardenas - quella che stiamo vivendo è una condizione che mette a dura prova le imprese pavesi. I prezzi dell'energia continuamente in salita, la mancanza di piani per affrontare gli aumenti a livello di sistema, sono i principali problemi che le nostre imprese di trovano ora a dover affrontare. In questi giorni ho sentito diversi colleghi imprenditori molto preoccupati». Anche perché «mentre per alcune imprese sarà possibile immaginare di scaricare, in parte, i costi ulteriori sui prezzi di vendita, per molte imprese questa non è una strada praticabile, perché metterebbe a rischio la loro stessa permanenza all'interno delle catene del valore globali».l'impatto sui costi di produzioneImprese come le riserie Scotti e Gallo hanno già segnalato come l'inarrestabile ascesa del prezzo del gas (che ieri alla Borsa di Amsterdam ha toccato un nuovo record a 317 euro al megawatt/ora; esattamente un ano fa era a 45 euro) stia già incidendo pesantemente sui costi di produzione, cresciuti del 15-20% in virtù di bollette energetiche che in un anno sono aumentate, a parità di periodo considerato, di almeno quattro volte (c'è da considerare che non tutti gli aumenti del prezzo del gas sono già presenti nella bolletta, il che significa in prospettiva un ulteriore peggioramento). Per una grande azienda questo significa una spesa energetica, su base annua, che aumenta di diversi milioni di euro (nello specifico, da una decina in su per imprese come Riso Scotti o Riso Gallo).Per le aziende, inoltre, il consumo di energia è identico per tutto l'anno (nessuna differenza tra estate e inverno, al contrario delle famiglie), perché l'energia viene impiegata essenzialmente per la produzione, mentre l'incidenza della quota riscaldamento è minima, e anzi nel caso ad esempio della Riso Scotti quella necessaria viene autoprodotta attraverso la combustione della lolla di riso. --