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VIGEVANO I bambini ucraini ospitati a Vigevano, perché fuggiti con le madri dalla guerra, ora chiedono di tornare a casa. Perché in Ucraina li attendono i padri, gli altri familiari e la vita che hanno lasciato là, prima del 24 febbraio, giorno dell'invasione da parte dei soldati russi.A spiegarlo sono i volontari delle associazioni che da mesi cercano di rendere meno traumatica la loro permanenza a Vigevano, una permanenza che in primavera sembrava temporanea e che ora, dopo sei mesi di guerra, nessuno è in grado di dire quanto sarà lunga. Bambini sconvolti«Non sappiamo quanti bambini resteranno a Vigevano, o in Italia - racconta poi Amalia Trifogli, presidente de "L'articolo 3 vale anche per me", l'associazione fondata nel 2012 per recuperare fondi per i bambini esclusi dalla mensa e che ora si occupa anche di questi piccoli profughi -. I bambini stanno soffrendo tremendamente il distacco dai padri, che sono rimasti in Ucraina, a causa della guerra. I bambini sono sconvolti e terrorizzati, per questo tante mamme stanno ora pensando di ritornare in Ucraina per riunire la famiglia». Un racconto che viene poi confermato anche da Marzia Segù, assessora alle politiche sociali. «Abbiamo parlato anche con Caritas del fatto che molte famiglie avessero espresso la volontà o abbiano già elaborato un progetto di rientro nel Paese di origine - dice Segù -, quindi i dati dei bambini ucraini che frequenteranno le nostre scuole li avremo solo ad anno scolastico iniziato». Esenzioni dal ticket mensaPer i bambini rifugiati l'amministrazione comunale conferma l'esenzione dal pagamento del servizio mensa, ma solo per quelli iscritti alle scuole comunali o statali, che dipendono direttamente dall'amministrazione comunale. «Rinnoveremo la delibera - conferma Brunella Avalle, assessore alla ristorazione scolastica - finché perdurerà lo status di profughi». «Prossimamente avremo un incontro con i dirigenti scolastici - aggiunge Paola Fantoni, assessore alle politiche educative - per capire quanti sono i bambini iscritti e di quali servizi desiderano usufruire. Noi confermeremo la delibera dell'esenzione, è doveroso». I numeri dell'accoglienza Ad aprile, il Coordinamento Volontariato Vigevano (Cvv) aveva riferito che erano quasi 100 le persone ucraine che avevano chiesto aiuto. Nell'anno scolastico appena concluso i piccoli profughi accolti nelle scuole primarie del territorio erano 12. «Ci aspettavamo che l'amministrazione confermasse l'esenzione dal pagamento del ticket mensa - conclude Trifogli -, ora l'unico problema restano le scuole paritarie: lì la mensa, così come la retta, l'anno scorso era stata coperta dal Coordinamento volontariato, perché nella delibera erano escluse. I bambini inseriti, tutti e 12, si sono trovati molto bene, sia alle paritarie sia alle comunali e statali. Molti sono ospiti delle nonne che vivono a Vigevano da parecchio tempo e la scelta di una scuola piuttosto che un'altra era dettata dalla vicinanza alla casa di nonna. Alcune mamme avevano anche trovato lavoro, facevano le pulizie a casa di altri vigevanesi. Così noi abbiamo spiegato a queste famiglie che l'esenzione, anche quest'anno, vale solo per le scuole comunali o statali, e che, qualora confermassero l'iscrizione ad una paritaria, avrebbero dovuto affrontare delle spese. Però ora, il nodo vero per le mamme ucraine rifugiate qui non è più chi e dove si pagherà la mensa, ma se restare a Vigevano o tornare a casa, da papà, in Ucraina, come chiedono tutti i bambini e come, in fondo, hanno sempre sperato di fare». --Selvaggia Bovani