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Verso il votoGli affabulatoridella politicaDicono più o meno le stesse cose in un lasso di tempo predeterminato, in genere lo spazio anche di un solo minuto: formulette recitate a memoria che dovrebbero lasciare di stucco gli spettatori e che diventano invece esse stesse stucchevoli e ripetitive. "Il nostro impegno non verrà mai meno per aiutare le famiglie e le imprese, ridurre le bollette e il caro vita, sostenere le famiglie e gli anziani, introdurre il salario minimo, aiutare i giovani che cercano un lavoro, restituire i diritti negati alle minoranze e difendere il potere d'acquisto di stipendi e pensioni". Più o meno il ritornello è questo, lo stesso per tutti, si capisce che sono formulette mandate a memoria: per capire chi si fa carico di cotanto progetto di welfare e giustizia sociale bisogna leggere il nome di chi lo espone e - accanto - il partito di appartenenza. Tutta roba che si dimentica in fretta, si sovrappone e si confonde nella genericità degli argomenti.C'è poca cultura dietro questo rituale utilizzato e molta propaganda: in genere viene affidato ai peones o ai fedelissimi emergenti, generalmente i leader si lanciano in monologhi televisivi più articolati in cui più che delineare un programma tendono a smontare e delegittimare quello degli avversari. Il tono è risoluto poiché l'obiettivo è convincere in modo da lasciare il segno: peccato che ascoltandoli ripetano sempre il medesimo leit-motiv.Sarà dura di questo passo conquistare il voto degli indecisi. La propaganda politica riflette la pochezza culturale di cui si alimenta ed è trasversale agli schieramenti: in questo siamo maestri di una retorica che è prossima al nulla. La carica dei 101 simboli elettorali suona il de profundis di programmi, ideali, modelli di società da proporre, tutti enfatizzano i diritti e nessuno si azzarda a parlare di doveri, di interessi generali, di bene comune, di senso civico. Com'è lontano nel tempo e nelle argomentazioni il frasario di De Gasperi, dei padri della Repubblica, il loro attingere incessantemente dalla Costituzione, la moderazione dei toni, l'umiltà del porsi, il richiamo al senso di responsabilità a sostegno della nettezza degli schieramenti.Ascoltando questi laconici, generici e ostentati enunciati si coglie la protervia delle parole, la malcelata finzione delle promesse, destinate ad essere puntualmente smentite dall'evidenza oggettiva dei fatti, dalla burocrazia pervasiva che le cancellerà insieme agli accomodamenti e ai tornaconti personali o di parte.Ciascuno, direbbe Pirandello, recita la sua parte. Forse le tribune elettorali di una volta erano noiose ma realizzavano un confronto politico che adesso è assente. Tutti si sottraggono al confronto, ostentando sicurezza e decisione che nascondono invece una malcelata incapacità di misurarsi su idee e progetti, enunciando competenze che purtroppo non ci sono.Chi le possedeva in modo eloquente ed esperto, un mix di conoscenza, coraggio e umiltà lo abbiamo cacciato in malo modo. Non è improbabile che tra qualche mese - all'apparir del vero, direbbe Leopardi - la politica gli chiederà di ritornare.Francesco Provinciali. PaviaIl dibattitoUna riflessionesulla legge 194Egregio direttore, qualcuno, molti anni fa, scriveva profeticamente :"La legge (194) in sé non basta a risolvere i problemi enormi posti dall'aborto. D'altro canto, se non è chiaro che c'è un dopo, che c'è un oltre la legge sull'aborto; se sfugge progressivamente ogni rapporto con il sociale perché lì può sempre annidarsi una limitazione della libertà della donna, dove si arriva a finire? No alle strutture sanitarie perché inadeguate ed insufficienti; no ai medici perché autoritari; no alle istituzioni perché repressive, no ad ogni limite temporale indicato all'aborto perché riduttivo della libertà. Così facendo si innesca un processo di idee il cui sfocio non può essere che il self help, l'aborto autogestito, praticabile fino a 22 settimane, realizzabile senza alcuna effettiva garanzia sul terreno sanitario». A scrivere queste parole non fu un fondamentalista religioso o un invasato predicatore pro-life del Midwest americano, bensì l' Onorevole Adriana Seroni, deputata del Partito Comunista Italiano, femminista e combattente per i diritti delle donne, che affidò questa riflessione al periodico di sinistra Rinascita (numero 39 del 1976).Queste parole dovrebbero indurre una riflessione: l'aborto non è un fatto privato, da risolvere magari nel chiuso di una stanzetta con l'illusorio aiuto di una pillola; non riguarda solo una donna ma riguarda innanzitutto una vita, il bambino, e di conseguenza la società tutta; e la società tutta dovrebbe nuovamente interrogarsi sulla liceità di questa pratica. Volerlo ridurre solo ad una "questione medica" è solo un modo per non affrontare il problema.Franco Innecco. San Genesio