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il casoAndrea SiravoI colpi di pistola in strada, uno dopo l'altro. Il piccolo Momo, due anni il prossimo ottobre si arrampica sul divano e si affaccia alla finestra, proprio mentre a una cinquantina di metri di distanza partiva una raffica proiettili. È stato uno di questi a raggiungere il bimbo al torace. «Pensavamo fossero i fuochi d'artificio. Il mio cuginetto ha sentito e si è sporto. È stato colpito. Ha cominciato a piangere e ho visto che gli usciva sangue dalla bocca», racconta il cugino quindicenne del bambino che, dopo un delicato intervento, è ancora in prognosi riservata all'ospedale di Bergamo. Era con Momo (nome di fantasia) e i suoi genitori di origine marocchina per trascorrere la sera di Ferragosto in famiglia nell'appartamento al secondo piano di una palazzina a Corte Franca, nel Bresciano, ai bordi della strada provinciale XI, che porta dalla Franciacorta alla sponda meridionale del Lago d'Iseo. Dopo una giornata a bordo piscina nel giardino della villetta monofamiliare all'incrocio con via Gallo aveva fatto lo stesso una guardia giurata di quarantasei anni, in compagnia di amici e parenti. Un giorno di festa che l'uomo ha scelto di concludere con uno scellerato tiro al bersaglio. Con lui, un conoscente di quarantuno anni e il fidanzato diciannovenne della figlia della sua attuale compagna. Si sarebbero divertiti a sparare a turno con la pistola d'ordinanza e un fucile, detenuti regolarmente, contro un palo e i due cartelli stradali di fronte casa. «Ho sentito i primi cinque spari isolati, credevo fossero petardi poi ho sentito come una specie di mitragliata. Saranno andati avanti per almeno venti minuti», racconta un vicino. Undici i fori hanno bucato la targa di metallo bianco che indica la via e quella blu sottostante che segnala il senso unico, molti di più quelli sul palo. Almeno tre colpi invece hanno raggiunto la casa di Aine. Due si sono fermati sotto il davanzale della finestra sul muro marrone del condominio mentre un terzo ha centrato il piccolo. È stato il cugino adolescente a chiamare il 118 mentre mamma e papà in preda al panico sono corsi in strada a chiedere aiuto. «Ho sentito il padre che urlava "lo hai ammazzato, hai ammazzato mio figlio" e ho visto la mamma correre in strada con il bambino tra le braccia», racconta un altro residente. Solo la corsa in eliambulanza e un'operazione all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo hanno evitato il peggio. «Si è svegliato e respira da solo», hanno spiegato nel pomeriggio i medici, anche se la prognosi resta riservata. Con i soccorritori dell'Areu sono arrivati anche i carabinieri che hanno accompagnato i tre indagati in caserma per l'interrogatorio. Per il momento il pubblico ministero Benedetta Callea e il procuratore Francesco Prete non hanno preso provvedimenti nei confronti della guardia giurata, accusata di lesioni personali gravissime. E, con i suoi due amici, di esplosioni pericolose sul suolo pubblico. La perizia balistica, che verrà disposta nei prossimi giorni dagli inquirenti, dovrà chiarire se il proiettile sia partito dritto o sia rimbalzato su una struttura che ne ha deviato la trattoria verso la palazzina. «Chiunque ha sparato credo lo ha fatto come si fanno i fuochi d'artificio, per festeggiare, ma che io sappia mio genero non aveva mai usato la pistola fuori dal servizio. Però non so davvero come siano andate le cose» è stata la difesa della suocera del quarantaseienne. --© RIPRODUZIONE RISERVATA