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il casoAlessandro Di Matteo / ROMAEnrico Letta potrebbe essere in lista in Lombardia, Carlo Calenda correrà a Roma, Matteo Renzi probabilmente in più circoscrizioni, i big Pd perlopiù nelle proprie città e non ospitati nei feudi di Emilia Romagna e Toscana, salvo pochissime eccezioni. Le liste del centrosinistra e del terzo polo sono ancora un lavoro in corso, il Pd ufficialmente si pronuncerà domani con la direzione ma anche in questo caso non è escluso che possa servire qualche giorno in più per definire i collegi uninominali, che mai come quest'anno assomigliano spesso ad una "mission impossibile" per centristi e progressisti.Il leader di Azione è forse l'unico ad avere già annunciato ufficialmente le proprie intenzioni: «Mi candiderò a Roma». Più generico il suo neo-alleato Renzi, che si limita a dire che «io con impegno e tenacia sarò in campo (e in qualche circoscrizione al Senato) per dare una mano e far vincere il terzo polo». Mariastella Gelmini correrà in Lombardia, mentre Mara Carfagna sarà in lista in Campania. Un posto in testa di lista ci sarà senz'altro anche per Matteo Richetti e per il generale Vincenzo Camporini, ma il lavoro sulle liste non entrerà nel vivo prima di martedì, spiegano fonti renziane.Nella lista Pd-Democratici e progressisti, invece, si sta stringendo in queste ore. Il lavoro è affidato alla regia di Marco Meloni, coordinatore della segreteria e fedelissimo di Letta. Le indicazioni dai livelli territoriali sono arrivate direttamente nelle sue mani ed è lui che adesso sta componendo il puzzle, tenendo i contatti con vari capicorrente. «Ma - spiega uno dei big Pd - domani (oggi, ndr) ci saranno dei passaggi per condividere lo schema complessivo con tutte le anime del partito. Vedremo se con incontri bilaterali o con una riunione. Ma è chiaro che ci sarà un momento di sintesi prima della direzione».Letta, appunto, potrebbe essere in pista in Lombardia, «ma tutto può ancora cambiare», dice un dirigente Pd. In generale, però, il segretario è intenzionato a far valere il principio della «territorialità», cioè ci si candida ciascuno nella propria città. Un decisione già comunicata da tempo e che nelle ultime ore il leader Pd ha scelto di ribadire, dopo i malumori dei feudi "rossi", soprattutto l'Emilia romagna e in parte la Toscana, che temevano di dover cedere troppi posti a "ospiti" in arrivo da altre regioni in cerca di un collegio o di una circoscrizione sicuri. Del resto la normale fibrillazione che accompagna sempre la composizione delle liste elettorali stavolta è amplificata dal taglio dei parlamentari - che riduce i posti dispoinibili - e dai collegi sicuri da assegnare ai big dei partiti alleati. Nicola Fratoianni, per dire, dovrebbe correre in Toscana nel collegio Pisa-Livorno, mentre Roberto Speranza sembra destinato a scendere in campo a Firenze. Emma Bonino potrebbe essere in lista a Roma, mentre sempre in Toscana dovrebbe essere in lista Susanna Caumusso.In Piemonte i capilista dovrebbero essere definiti: Mauro Berruto a Torino (Camera), Anna Rossomando sempre a Torino, ma al Senato, Federico Fornaro di Articolo 1 in alto Piemonte e Chiara Gribaudo in sud Piemonte, mentre per il Senato ci sarebbe Enrico Borghi. Andrea Orlando dovrebbe essere capolista in Liguria e non più a Parma, mentre Dario Franceschini potrebbe essere schierato in Campania insieme ad Anna Maria Furllan, mentre Lorenzo Guerini sarà nella sua Lombardia. Nicola Zingaretti sarà candidato nel Lazio, come anche Matteo Orfini, Marianna Madia e Michela De Biase. Francesco Boccia correrà in Puglia. Debora Serracchiani sarà in lista in Friuli e Simona Malpezzi in Lombardia, dove sarà candidato anche Carlo Cottarelli. Un posto da capolista in Campania lo avrà anche Vincenzo Amendola. --© RIPRODUZIONE RISERVATA