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Nelle ultime ore, il ministero della Difesa ucraino ha smentito ogni coinvolgimento nell'attacco alla base aerea russa di Novofedorovka, nel distretto di Saki in Crimea, a oltre 200 chilometri di distanza dalla linea del fronte. Tali dichiarazioni, ribadite dal consigliere presidenziale Mykhailo Podolyak, potrebbero essere lette come un tentativo di Kiev di evitare eventuali spiegazioni sulle modalità di un attacco condotto tanto in profondità. A prescindere dall'attribuzione di responsabilità e dall'effettivo coinvolgimento delle forze ucraine, l'attacco alla base russa ha prodotto danni ingenti e ha provocato la distruzione o il danneggiamento di un numero indefinito di velivoli. A livello operativo, questo rappresenta un duro colpo per Mosca, dal momento che proprio dalla base colpita partivano diversi velivoli impegnati nei raid lungo tutto il fronte meridionale del conflitto, da Kherson a Mykolaiv, fino a Odessa. Intanto, proseguono le operazioni russe nell'Oblast di Donetsk, sul fronte orientale del conflitto. L'offensiva, portata avanti in questa fase dai separatisti filorussi e da unità del Wagner Group con il consueto supporto dell'artiglieria, si concentra sui centri di Soledar e Gladosovo, a nord di Horlivka. Attacchi russi si registrano anche nelle località più a sud dell'Oblast di Donetsk, tra i centri di Pisky e Marinka. Nel complesso, l'avanzata russa lungo questa direttrice procede a rilento anche a causa del riposizionamento sul fronte sud, negli Oblast di Kherson e Zaporizhzhya, di un numero considerevole di truppe, deciso per contrastare l'annunciata contro-offensiva ucraina. Proprio per rimpiazzare le unità trasferite, via Crimea, nel sud del Paese, le autorità dell'autoproclamata Repubblica di Lugansk avrebbero annunciato, in queste ore, una nuova fase di mobilitazione che dovrebbe servire a rinforzare il fronte orientale con alcune migliaia di uomini. --© RIPRODUZIONE RISERVATA