Invalido da dieci anni dopo lo scontro, ora arriva il risarcimento

Maria Fiore / VIGEVANOLa sera dell'8 dicembre del 2012 la sua vita è cambiata per sempre. Lo scooter su cui il giovane, all'epoca 16enne, viaggiava insieme a un'amica, si schiantò contro un'auto che usciva da un parcheggio per immettersi sulla strada. Il ragazzo, che oggi ha 26 anni, di quell'incidente porta i segni, gravissimi, sul corpo. Rimasto invalido, ha bisogno di assistenza continua. A distanza di un decennio, la giudice Marcella Frangipani ha stabilito un risarcimento di circa 1,5 milioni di euro. L'assicurazione automobilistica aveva già versato una somma ingente di denaro, ma la giudice civile ha dovuto precisare la cifra sulla base della effettiva responsabilità dell'automobilista, riconosciuta per l'80%. La cifra del risarcimento comprende il danno non patrimoniale (circa 751mila euro), le spese di assistenza (516mila euro), le spese sanitarie (altre 133mila euro), e il danno da perdita di capacità lavorativa (altri 38mila euro). la causa civileIl procedimento ha dovuto ricostruire la vicenda, che era stata anche al centro di un'inchiesta penale, e riesaminare alcuni punti che erano rimasti oscuri nella ricostruzione delle indagini. Tra questi, anche l'identità del guidatore dello scooter. Il giovane, infatti, era in sella insieme a una ragazza di 14 anni, che per lo spavento (lo scooter non poteva portare passeggeri) si era allontanata dal luogo dell'incidente, lasciando qualche dubbio su chi fosse effettivamente alla guida del mezzo. Alla fine, però, dalle consulenze disposte nella causa civile è stato accertato che a guidare fosse il ragazzo. Era stato lui ad avere la peggio, mentre la ragazza era uscita illesa dallo scontro. le consulenze L'incidente era avvenuto in via San Giovanni a Vigevano, a pochi metri dal condominio dove il giovane abitava con la famiglia. Il ragazzo era sulla sua Aprilia 50, con la sua amica, quando un'auto parcheggiata si era mossa per imboccare la strada e immettersi nel flusso della circolazione. Una manovra imprudente, secondo la consulenza dell'ingegnere Mattia Sillo, nominato dalla procura. Il ragazzo non era riuscito a evitare la vettura, una Punto, ed era caduto andando a infilarsi sotto l'abitacolo di un'altra macchina parcheggiata vicino, procurandosi un grave trauma cranico nonostante indossasse il casco.Per il giudice, chiamato a quantificare le responsabilità, la violazione da parte del conducente della Punto «è indubbia», perché si «è immesso nella circolazione senza curare di non intralciare il percorso di chi già stava impegnando la via», ma «deve essere verificato se questa violazione sia stata l'unica a determinare» l'incidente. Le consulenze hanno fatto emergere che il ragazzo andava a una velocità, anche se di poco, superiore ai limiti. E questo gli avrebbe impedito di scorgere per tempo la macchina e avrebbe ritardato la sua reazione. Un concorso di colpa, tuttavia, che ha inciso in minima parte sulla quantificazione del risarcimento. --