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il casoLorenzo Lamperti / taipeiLa visita di Nancy Pelosi è finita, un periodo delicato e rischioso per Taiwan è appena cominciato. Sono passati pochi istanti dalle 18 quando l'aereo della speaker della Camera degli Usa decolla dall'aeroporto Songshan di Taipei. A salutarla dalla pista colui che l'aveva accolta circa 19 ore prima, il ministro degli Esteri Joseph Wu. In mezzo un'agenda fittissima che ha preso il via presso lo yuan legislativo, il parlamento locale. Fumo negli occhi per Pechino, che ritiene questo passaggio un riconoscimento semi ufficiale. «Veniamo in pace» ha detto Pelosi ai rappresentanti dei partiti, ribadendo che il sostegno americano a Taiwan è bipartisan. Poi l'incontro con la presidente Tsai Ing-wen, che le ha consegnato il Gran Cordone dell'Ordine delle nuvole propizie, l'onorificenza massima per i cittadini stranieri. Nei discorsi di Pelosi e Tsai ribadita l'aderenza dello status quo (dunque la non indipendenza formale di Taipei, il cui nome ufficiale è Repubblica di Cina, come Repubblica di Taiwan) e molta enfasi sul tema del confronto tra democrazie e autocrazie. A disturbare di più la Cina l'incontro con William Lai. L'attuale ex vicepresidente rappresenta l'ala più radicale del Dpp, il partito di maggioranza di cui lui sarà il più che probabile candidato alle elezioni del 2024. Poi il pranzo col mondo del business. Presente Morris Chang, il fondatore della Tsmc (Taiwan Semiconductor Manufacturing Company), leader mondiale nella fabbricazione e assemblaggio di semiconduttori. Un capitolo fondamentale della visita di Pelosi, che ha citato più volte il Chips Act che mira a rafforzare le catene di approvvigionamento "democratiche" in funzione anti cinese, e della contesa tra Usa e Cina. Il colosso di Hsinchu è tirato per la giacchetta tra le grandi potenze e può giocare un ruolo di deterrenza nei confronti di Pechino. Pochi giorni fa il presidente Mark Liu ha dichiarato alla Cnn che «nessuno può controllare Tsmc con la forza» e che «un'eventuale invasione renderebbe le nostre strutture non operative». Ieri la Cina ha annunciato il blocco alle esportazioni verso Taiwan di sabbia naturale, da cui si ricava il silicio utilizzato nella fabbricazione dei semiconduttori. «La sabbia è abbondante e comune, con alternative, serve poco tempo per aggiustare la filiera», dice un manager di settore. «Il blocco ad altre terre rare potrebbe avere conseguenze più serie, per ora mi sembra un atto simbolico in risposta al Chips Act» , aggiunge. In conclusione, Pelosi si è recata al museo dei diritti umani che rievoca l'epoca del "terrore bianco" di Chiang Kai-shek. Qui l'incontro con tre attivisti, compreso Wu'er Kaixi, uno dei leader delle proteste di Tian'anmen. Xi Jinping, alla vigilia del XX Congresso, non può mostrarsi debole e dopo non aver dato seguito alle minacce di abbattimento dell'aereo di Pelosi apparse su alcuni media cinesi, pare intenzionato a mettere in mostra uno show di forza senza precedenti sullo Stretto. Da oggi a mezzogiorno a domenica 7 agosto mezzogiorno, in 96 ore le esercitazioni militari annunciate dalla Repubblica Popolare Cinese rischiano di cambiare le regole del gioco sullo Stretto. I test sono divisi in sei aree che circondano quasi completamente Taiwan: secondo le mappe diffuse dal comando orientale dell'esercito popolare di liberazione e dai media cinesi, in tre casi su sei si sfocia nelle acque territoriali taiwanesi. In due casi persino in quelle interne, vale a dire entro le canoniche 12 miglia nautiche dalle coste. In allerta principali città e porti, col rischio di lancio di missili convenzionali nei cieli sopra l'isola. Il flusso di navi commerciali e il traffico aereo rischiano la paralisi in quello che può diventare un vero e proprio blocco navale. Il ministero degli Esteri cinese ha definito i test una "prova" di quanto potrebbe accadere nel caso di un'invasione su larga scala. Se le mappe troveranno conferma nei movimenti reali, il rischio di incidenti anche non voluti è alto. Il G7 ha condannato i test: «Non vi è alcuna giustificazione per usare una visita come pretesto per un'attività militare aggressiva», scrivono i ministri degli Esteri del gruppo in un comunicato congiunto. Continua invece il sostegno della Russia. «Con la visita di Pelosi gli Usa cercano di dimostrare al mondo intero la loro impunità», ha detto Sergej Lavrov.Ieri, intanto, 27 jet hanno oltrepassato la linea mediana sullo Stretto e sono continuati gli attacchi cyber che, dopo aver colpito i siti di presidenza e ministero degli Esteri, hanno coinvolto altri uffici governativi e catene commerciali. Nelle prossime 96 ore Taiwan è chiamata a tenere i nervi saldi, un errore di calcolo potrebbe portare a un'escalation. Ma l'accettazione passiva rischia di fornire nuovi spazi di manovra a Xi. --© RIPRODUZIONE RISERVATA