Blitz anti 'ndrangheta tra Milano e Pavia sette arrestati per usura ed estorsione

Maria Fiore / MOTTA VISCONTIUsura ed estorsioni, aggravate dal metodo mafioso. Ma anche spaccio di droga e fatture false, emesse da ditte esistenti solo sulla carta. Con queste accuse sette persone sono state arrestate ieri dalla polizia di Stato di Milano, su richiesta del magistrato della Direzione distrettuale antimafia Francesco De Tommasi. Al vertice del sistema, secondo l'ordinanza del gip Fiammetta Modica, figura Orlando Demasi, 52 anni, di Motta Visconti, che risulta affiliato alla locale di 'ndrangheta di Giussano, in provincia di Monza: la Dda gli contesta di essere l'amministratore di fatto, attraverso una serie di prestanome, di società cartiere che emettevano false fatturazioni con l'obiettivo di mascherare altre operazioni ed attività illecite. Tra queste un giro di usura nell'ordine di migliaia di euro, a tassi di interesse, variabili tra il 10% e il 30% mensili, che, qualora non restituiti dalle vittime, avrebbero determinato delle pesanti conseguenze nei loro confronti. De Masi è rimasto coinvolto, dieci anni fa, anche in una inchiesta per lavoro nero a Pavia: era titolare di una società che stava svolgendo lavori in un cantiere edile in città. gli altri nomi In carcere, per accuse che vanno dall'autoriciclaggio all'emissione di fatture false per operazioni inesistenti, sono finiti anche Sebastiano Forte, 55 anni, residente a Ozzero, per l'accusa amministratore di fatto di società con Demasi, e Gabriele D'Asta, 48 anni, di Motta Visconti, titolare di altre società, tra cui la Multiservice Srl, che avrebbe emesso fatture per operazioni inesistenti per circa 786mila euro (insieme a Demasi è coinvolto anche in alcuni episodi di estorsione). Gli altri indagati sono Giuseppe Siciliano, 49 anni, di Vellezzo Bellini, anche lui amministratore di alcune società, tra cui la Gabe Srl (deve rispondere di autoriciclaggio), Luigi Riitano, 45 anni, di Vermezzo con Zelo e Alessandro Donati, 45 anni, di Calvignasco (sono entrambi accusati di spaccio). Indagati per fatture false anche Umberto Zivieri, 64 anni, di Abbiategrasso, Mario Farina, 56 anni, di Abbiategrasso, Pierluigi Laudi, 63 anni, di Vigevano, e Maurizio Paciello, 57 anni, residente a Ozzero: sono tutti amministratori di società che avrebbero emesso fatture per operazioni inesistenti. Sono agli arresti domiciliari ad eccezione di Riitano, che ha l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.ile intercettazioniLe indagini erano partite nel 2019 da alcuni approfondimenti della Divisione anticrimine, che aveva scoperto un meccanismo di illeciti contabili attraverso l'emissione di false fatture da parte di ditte "fantasma" ed erano risaliti a Demasi. Gli investigatori hanno stimato un giro di affari legato alle emissioni di false fatture, di diversi milioni di euro, e allo stesso tempo è stata scoperta una «vendita di denaro» da parte di alcuni degli indagati che consentiva di poter camuffare dei prestiti di tipo usuraio. Il gip scrive che Demasi, che ha la «dote» della «camorra» nel clan, «forniva una copertura a ingenti movimenti di soldi, funzionali a plurimi scopi suoi e dei suoi "clienti". Il clima omertoso - scrive ancora il gip - ha impedito di accertare altri episodi» di usura «ma appare pacifico» come Demasi «ponesse a disposizione di una platea di imprenditori le società cartiere e il sistema della false fatturazioni». Nell'ordinanza c'è il racconto di un imprenditore vittima di usura: «Mi fece un prospetto delle condizioni del prestito, dicendomi che se non avessi onorato gli impegni sarei stato gambizzato, nella migliore delle ipotesi». Nelle carte viene citato anche il nome di Damiano Gattuso (non indagato), «zio del calciatore», ossia di Gennaro "Rino", ex centrocampista del Milan e della Nazionale e allenatore del Valencia. Stando al racconto di una vittima sarebbe stato Damiano Gattuso a metterlo «in contatto» con Demasi. --