Allevi

Franco GiubileiCi sono parole che a pronunciarle fanno male, e una di queste è cancro. Giovanni Allevi, cui è stato diagnosticato un mieloma e che sta soffrendo le sue pene in un letto d'ospedale, sta dando veste musicale alla malattia a partire proprio dal nome, mieloma. Col suono musicale che si ritrova, "mieloma" potrebbe evocare tutt'altro e invece è una temibile forma di tumore che attacca il tessuto osseo provocando fratture nei punti di lesione, ma Allevi è un musicista e si è recato alla radice della parola, individuando le note corrispondenti alle lettere che la compongono «secondo un procedimento matematico già usato da J.S. Bach». Lo scrive in un post su Facebook subito sommerso da una marea di mi piace (quasi 55mila solo nelle prime tre ore). Ebbene, aggiunge il compositore: «Da Mieloma scaturisce una melodia romantica di sorprendente bellezza!».Si potrebbe discorrere a lungo di quanto la Malattia possa ispirare la creazione artistica, Thomas Mann scelse un sanatorio per tubercolotici a Davos per la sua Montagna incantata, ma il dolore in musica è un'esperienza che, raccontata da un personaggio come Allevi, assume un significato particolare: da vispo folletto delle sette note dedito a concepire la sua musica per un pubblico più vasto di quello attempato e serioso dei teatri, il ricciuto musicista ha sempre comunicato di sé un'immagine di incredulo entusiasmo, come se non credesse alla fortuna toccatagli grazie al bacio della "Strega", come chiama la musica.Il messaggio è comunque fortissimo, impatta su tanta gente alle prese con patologie molto serie e la sua genesi viene raccontata così dall'interessato: «Il primo giorno di ricovero ho iniziato a scrivere un brano per violoncello e orchestra, ispirato da quella melodia. Mi sono entusiasmato all'idea che la composizione del brano avrebbe accompagnato tutto il tempo della terapia, come fosse un diario di emozioni fatto solo di note, e quando la mia battaglia sarebbe finita, avrei celebrato la vittoria sulla malattia dirigendo Mieloma in teatro, con un grande solista del violoncello». Un'impresa ardita e totalizzante che il compositore ha avviato nella clinica da cui scrive: «La composizione mi sta assorbendo giorno e notte. È pura follia, lotta, dolore, ebbrezza, entusiasmo, gioia sfrenata, meditazione». Allevi non dimentica il valore e il calore che un tentativo del genere può giungere a chi condivide la sua condizione: «Sento già di dedicare questo brano a tutte le persone, a quei guerrieri luminosi che stanno soffrendo per la malattia, nella speranza che possano riconoscersi nelle sue note e possano ricevere da esse la forza di condurre la propria battaglia verso la vittoria. Nonostante il dolore, non ho mai amato così tanto la vita come in questo momento!».Il musicista marchigiano ha aggiunto al testo la foto all'ospedale col nuovo spartito e i tubicini delle flebo. La penombra della camera dove viene curato, il pentagramma con le note eleganti, le sacche coi medicinali in secondo piano, tutto evidenzia una situazione che per niente vuole dimenticare, anzi, in spregio alla patologia, sta trasformando in atto creativo. L'esito sonoro per ora lo sa solo lui che lo ha composto, a dare il suono invece sarà il violoncello, strumento adeguato alla «melodia romantica di sorprendente bellezza» che ha cavato da un termine così inquietante. Lo aveva scritto Fabrizio De Andrè in Via del Campo, pur pensando a una donna di vita e non alla malattia: «Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior». --© RIPRODUZIONE RISERVATA