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il casoLaura Anello /PALERMOL'ultimo post su Facebook è datato 16 giugno: marito, moglie e figlioletta di sette anni abbracciati davanti a una torta decorata con la fotografia di Marlon Brando nei panni di don Vito Corleone, il Padrino, che galleggia su uno strato di panna. Quasi una provocazione per lui, Leonardo Fresta, quarant'anni, soprannome 'u famigghjiu, sotto processo per associazione mafiosa in un'inchiesta contro un clan della zona. Ma di certo c'è che adesso lei è morta e lui è stato fermato per omicidio volontario, dopo avere chiamato il 118 e avere raccontato di avere trovato il cadavere della moglie in bagno. Così era davvero, perché Catena Pagano, 31 anni, chiamata Debora, era davvero morta ma - secondo i medici - quasi due giorni prima. E con ferite e contusioni che fanno pensare non a un decesso per cause naturali, ma a un omicidio. Sarebbe l'ennesimo femminicidio, quindi, quello che si è consumato a Macchia, frazione di Giarre, cittadina di 25 mila abitanti alle pendici dell'Etna. Ma un femminicidio davvero atipico, scoperto 40 ore dopo e denunciato dallo stesso presunto assassino. «Venite, venite, mia moglie sta male», ha detto lui al telefono domenica pomeriggio. Ma quando è arrivata l'ambulanza, il medico si è accorto che la donna era morta da tempo e ha chiamato i carabinieri che hanno disposto il fermo dopo avere registrato le dichiarazioni di lui, piene di «non ricordo» e di incongruenze. Ha raccontato di essere rimasto sotto choc dopo avere trovato la moglie e di non essere stato in grado di chiamare aiuto. Una persona conosciuta, lui, da tutta la comunità. Dopo avere lavorato nello sfasciacarrozze del fratello, aveva da poco aperto una rosticceria e - secondo chi lo conosce - aveva deciso di rigare dritto. Ma gli inquirenti sospettano che le cose siano andate diversamente, nonostante nessuno in famiglia e nel vicinato sappia ravvisare ragioni di conflitto o episodi di violenza. «Andavamo d'accordo, ci volevamo bene, nessuna gelosia, nessun conflitto», ha dichiarato lui in caserma. «Era sotto choc dopo la scoperta del cadavere, ha vegliato il cadavere, ha vagato senza meta», ha ribadito il suo avvocato. Ma non si può escludere che invece abbia pensato a costruire un possibile alibi o a sbarazzarsi del cadavere e che poi abbia scelto di uscire allo scoperto denunciando la morte come naturale. Un vero rebus. «Sembravano legati e bravi ragazzi - racconta un vicino - soprattutto da quando hanno una bimba, affettuosissima. Dopo che era uscito dal carcere, lui sembrava avere messo la testa a posto. Nessuno si poteva aspettare una notizia simile e ci stiamo chiedendo cosa possa essere accaduto». La notizia è rimbalzata nella vicina Letojanni, paese di origine della moglie, dove la figlioletta si trovava ospite dei nonni, che gestiscono una rivendita di fiori sul lungomare. La madre di lei ha avuto un malore alla notizia di quanto accaduto, è finita in ospedale e poi anche lei è stata convocata in caserma per raccontare dei rapporti della coppia. Avrebbe riferito che non c'erano ragioni apparenti di conflitto. È stato quindi un raptus? E che cosa ha fatto lui in quelle 40 ore in cui Debora era riversa in bagno in un weekend di sole e di mare, e la sua bambina ignara dai nonni? Domani l'interrogatorio di convalida dell'arresto, mentre il paese si interroga su che cosa si celasse dietro i muri di quella casa dove la vita sembrava scorresse con serenità, dietro a una porta dove non si sentivano urla ma le risate argentine della bambina. Una bambina che, d'un colpo, ha perso madre e padre. --© RIPRODUZIONE RISERVATA