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Maria Fiore / PAVIADa gennaio a oggi 40 imprese della provincia di Pavia sono fallite. Ma sono ancora di più quelle che annaspano, tra gli effetti della guerra, i rincari energetici e l'aumento dei costi dei materiali: secondo i dati del tribunale 72 aziende hanno chiesto di accedere alle procedure cosiddette di "composizione della crisi", come le ristrutturazioni del debito, i concordati e la legge sul sovraindebitamento. Sono aziende in difficoltà, esposte con le banche o con l'Erario, che chiedono, in sostanza, un aiuto per poter andare avanti. In maggioranza sono piccole e medie imprese artigiane, molte delle quali legate all'edilizia, che stanno risentendo di più della crisi soprattutto per l'aumento dei costi della produzione. «Chi lavora nell'orbita dell'edilizia e aveva avuto una spinta con i vari bonus ora rischia di finire in ginocchio», dichiara Renato Perversi, presidente di Confartigianato Pavia. In tutta la provincia le imprese artigiane sono circa 3mila. Il 15% di quelle del Pavese operano nel mercato internazionale, una percentuale che sale al 20% per quanto riguarda le imprese lomelline. i numeri della crisi I dati delle procedure in tribunale mostrano una richiesta sempre più crescente di accesso agli strumenti previsti dalla legge per superare la crisi e ripianare i debiti: 72 imprese per l'anno in corso, mentre in tutto il 2021 le procedure erano state 87, 38 nel 2020 e 41 nel 2019. «Gli artigiani fanno molto ricorso a queste procedure - aggiunge Perversi -. Questo già prima del Covid, ma con il tempo le richieste sono aumentate. Su chi ha accesso alle procedure di ristrutturazione del debito fallisce solo l'1% dove prima fallivano tre imprese su cento».Lo Stato tende a favorire le ristrutturazioni delle imprese per evitare il fallimento. «C'è una disponibilità in effetti a chiudere la situazione debitoria con quello che l'impresa può dare: dal 2020 queste procedure sono aumentate del 60% - aggiunge Perversi -. Però va detto che queste procedure agiscono su debiti pregressi, mentre ora servirebbero interventi sui debiti correnti, sulle situazioni di difficoltà ad esempio con l'Erario. Andrebbe prevista la possibilità di rateizzare la tassazione. Ci sono imprese che per pagare le imposte non possono più pagare il personale o i costi di produzione, come l'acquisto delle materie prime, che peraltro sono sempre più carenti».l'aumento dei costi Il clima di incertezza non fa ben sperare. Secondo l'osservatorio di Cerved, che analizza il rischio delle imprese, sarebbero 100mila a livello nazionale quelle che rischiano di fallire entro la fine dell'anno a causa della particolare congiuntura, dovuta all'aumento dei costi dell'energia e delle materie prime. «Le aziende più in difficoltà sono quelle che erano già esposte con l'Erario e che ora devono fare i conti anche con l'aumento delle materie prime - aggiunge Perversi -. Oggi i materiali costano di più e ci vuole più tempo per averli. Nel frattempo le imposte bisogna pagarle. Con Inps, ad esempio, non è possibile ritardare, altrimenti scatta la cartella e il penale». I prezzi secondo il presidente degli Artigiani, erano già lievitati a novembre e dicembre. E ora alcuni materiali non si trovano neppure. «Tra i settori più in difficoltà ci sono le imprese che lavorano con l'edilizia - spiega Perversi -. Ad esempio gli artigiani che operano nel settore dei serramenti o delle caldaie, chi vende e chi monta: c'è una grande carenza di alluminio, non si trova e la Germania, che è un produttore, lo tiene per sé. Difficile prevedere cosa succederà nei prossimi mesi, ma sono convinto che servano adesso misure di sostegno alle imprese, prima che sia troppo tardi». --