Esplode la rabbia dei familiari «Perché nessuno li ha fermati?»
INVIATA AD ALBA DI CANAZEISono i giorni del dolore, dell'angoscia. E adesso anche della rabbia. Quella di Debora Campagnaro, sorella di Erica, 44 anni, di Cittadella, in provincia di Padova, nella lista ufficiale dei cinque dispersi "reclamati" dai familiari, con il marito Davide Miotti. «Mio cognato era una guida alpina espertissima. Se ci fosse stato il minimo segnale del pericolo non sarebbe mai partito con mia sorella, lasciando a casa due figli - si è sfogata Debora davanti alle telecamere -. Voglio capire se esiste un'istituzione, un'autorità che avrebbe potuto e dovuto fare un bollettino, lanciare un allarme per fermarli. Ed ora che cosa stiamo facendo? Continuiamo le ricerche con i droni, con gli elicotteri... Ma le strumentazioni più adeguate dove sono? Se non ci sono in Italia chiediamole alla Norvegia, alla Groenlandia, per forare il ghiaccio. Mia sorella magari anche ieri era ancora viva. Noi siamo qui ad attendere che cosa? A sentire gli elicotteri che girano?». Per qualche altro parente, ieri, l'attesa in un attimo si è trasformata in disperazione. Quella di Francesca, Sara e Caterina, le figlie della 54enne di Levico, in provincia di Trento, Liliana Bertoldi, escursionista appassionata, venditrice ambulante di pollo allo spiedo e patatine in Alta Valsugana. È toccato al marito riconoscere quel che restava del suo corpo travolto dal ghiaccio. Era con tutti gli altri, tantissimi, resti senza un nome, allo stadio del ghiaccio di Alba di Canazei, dove in questi giorni è stata allestita la camera ardente. Dopo Filippo Bari, la guida alpina Paolo Dani, e il manager Tommaso Carollo, è Liliana la quarta vittima accertata della tragedia della Marmolada. Gli altri due corpi, identificati grazie ai documenti che avevano addosso, appartengono a una coppia di nazionalità ceca. Poi c'è una settima vittima, che nessuno per ora ha reclamato. Per qualche altro familiare ancora, la sofferenza ha fatto spazio alla gioia. Quella dei genitori di Davide Carnielli, 30 anni, consigliere comunale di Fornace, minuscolo comune del Trentino, dove gestisce lo storico negozio di ferramenta di famiglia. Mamma Giovanna e papà Mauro lo hanno riconosciuto dalla forma dei piedi, dal piercing all'orecchio, dal gruppo sanguigno A negativo. Senza documenti, volto e corpo resi irriconoscibili dall'ondata di ghiaccio, Davide era tra i ricoverati all'ospedale di Trento a cui i carabinieri, a fatica, stavano provando a dare un nome. I medici sono cauti: «La prognosi del paziente è riservata e il quadro clinico severo ma stabile», ha spiegato il direttore generale Francesco Benazzi. Gli altri familiari sono tutti qui, nella caserma dei vigili del fuoco dove è stato allestito il centro direzionale, con gli esperti del soccorso alpino, con il sindaco di Canazei, Giovanni Bernard, con il presidente della provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti. Soprattutto con i volontari degli Psicologi per i popoli. Che provano a fornire una «stampella», un «porto sicuro», per chi vive «momenti di grande disperazione». Spiega una di loro, Maria Pia Amistadi, «il problema maggiore è l'attesa: il mancato ritrovamento del corpo del figlio, del fratello, della moglie, non li aiuta. Perché non gli permette di provare a elaborare il lutto, che resta sospeso senza un luogo dove piangere il loro caro». Tra loro ci sono mamma e papà dello studente ventiduenne Nicolò Zavatta, partito con la cordata del Cai di Malo. «Pensare che domenica mi ha telefonato poco dopo il pranzo - racconta papà Michele - mi ha detto che andava tutto bene, che si trovava sulla Marmolada». La montagna era diventata la sua grande passione, aveva pregato la guida Paolo Dani di portarlo con sé. Gli ultimi due dispersi noti, che mancano all'appello (in tutto ora sono cinque) sono la coppia di fidanzati di Villa d'Asolo Emanuela Piran e Gianmarco Gallina, poco più che trentenni. I loro genitori fanno su e giù dal palaghiaccio, si stringono nell'angoscia. Con le mani e la voce che tremano, cercano traccia dei loro ragazzi nei ritrovamenti che ora dopo ora i soccorritori rintracciano sull'enorme massa di ghiaccio: «Mia figlia è cresciuta a pane e Marmolada - non si dà pace papà Gianni - lei e il suo compagno erano sempre qua». --© RIPRODUZIONE RISERVATA