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la storiaGiulia ZoncaINVIATA A BUDAPESTMolti punti a Carlo Silipo, ct del Setterosa, che si include nel femminile senza nascondersi nel plurale dominante offerto dalla grammatica stantia: «In certe situazioni di questo Mondiale siamo proprio state brave». Non è la sola frase in cui coniuga serenamente in base alla maggioranza. «Dovremmo riuscire a essere più aggressive» e via così. Lui, oro olimpico a Barcellona 1992, nel gruppo più macho, grande, grosso e cattivo che lo sport italiano ricordi. Le ragazze della pallanuoto italiana hanno battuto la non impegnativa Francia ai quarti (17-7) e domani (ore 16) si ritrovano davanti gli Stati Uniti in semifinale, se la vedono con le campionesse del mondo e oro olimpico in carica: il meglio del meglio. Silipo non chiedeva altro. Gli Usa hanno alzato il livello, insieme con la Spagna, battuta ieri (13-8), hanno trainato la pallanuoto femminile, che spesso fatica a farsi prendere sul serio, in un'altra dimensione. «Sono un punto di riferimento, hanno osato lo stesso approccio delle nazionali maschili», spiega Silipo che avrebbe pure voluto organizzare degli allenamenti contro di loro ma non ci è riuscito. Equiparare al maschile anche in questo caso significa applicare il canone della parità: toglie un po' di stereotipi dall'acqua. Non sono due sport diversi solo che spesso sono stati trattati in modo differente. I rapporti di forza ovviamente variano di parecchio, attualmente la nazionale femminile potrebbe vedersela con una rappresentativa under 17 per una partita non troppo sbilanciata, ma non si tratta solo di potenza. Roberta Bianconi, calotta numero 8, amante del gol che in questa avventura si è votata al sacrificio per dare una mano in difesa, ha chiara la rivoluzione: «Le giovani hanno fame, hanno scalpitato e atteso ora scaricano la voglia in piscina. Qui ci i sono diverse debuttanti e reagiscono subito alla grande. Io, alla mia prima uscita in questa competizione, nel 2009, ero terrorizzata. Invece loro è un piacere guardarle». La veterana, in forma strepitosa, trova che la leggerezza del gruppo la aiuti a gestire le responsabilità. Silipo apprezza la capacità di disinnescare lo stress, però avverte che per tentare di battere gli Stati Uniti «la tattica non serve. Una partita così si affronta come una rissa di strada, per sopravvivere». A lui è capitato, in quei famosi Giochi con tutta la Spagna a tifare contro gli azzurri, espulso proprio perché la sfida era elettrica: «Il nostro è uno sport di contatto le botte si danno e si ricevono, i lividi passano, i risultati restano». E ti insegnano, anche a parlare al femminile quando serve. --© RIPRODUZIONE RISERVATA