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Maria Fiore / CASEINell'auto Volvo che domenica pomeriggio ha percorso due chilometri contromano sull'autostrada Milano-Genova, provocando un incidente con due morti e tre feriti, gli agenti hanno trovato un borsone sportivo e una borsa più piccola con dei farmaci. È la presenza dei medicinali a spingere le indagini verso l'ipotesi di uno stato di alterazione della coscienza del guidatore, che a un certo punto, a pochi chilometri dal casello di Casei, mentre viaggiava verso sud, ha fatto una inversione a U. Giuseppe Garavaglia, il 46enne che era alla guida della Volvo, morto nello schianto insieme alla 35enne di Genova Matilda Hidri, che viaggiava su un'altra macchina, una Bmw, potrebbe avere perso il senso dell'orientamento a causa di un problema di salute o dell'effetto di un farmaco. Per accertare questa ipotesi ieri è stata sentita una dottoressa che, a quanto pare, aveva in cura l'uomo. il padre in autostrada Garavaglia, che abitava a Novate Milanese ma era residente a Milano, aveva pranzato con la sua fidanzata e si era messo in viaggio verso Sanremo, dove aveva venduto una casa e dove doveva recuperare alcune cose. A Sanremo era diretto anche il padre dell'uomo, Osvaldo Garavaglia, commercialista, partito da Milano città, dove abita, con un'altra macchina, per poter caricare altri oggetti. Il genitore è partito circa mezz'ora dopo il figlio. Quando è arrivato a Gropello ha trovato un blocco in autostrada. Proprio la coda di auto provocata dall'incidente in cui era rimasto coinvolto il figlio. Il padre ha avuto un presentimento e ha provato a chiamarlo, diverse volte. Il cellulare ha registrato una quindicina di tentativi. Nessuna risposta. A quel punto il padre è uscito a Gropello, peraltro obbligato dalle indicazioni. Qui ha trovato un agente della polizia stradale, che gli ha comunicato dell'incidente. Lui ha capito che era il figlio dalla descrizione della macchina, una Volvo bianca. le cause dello schianto Ieri, oltre al medico del 46enne, è stata sentita anche la fidanzata dell'uomo. La donna ha confermato che Garavaglia era stato a pranzo a casa sua ed era uscito dalla sua abitazione, in un comune a nord di Milano, sereno, senza preoccupazioni. Doveva andare a Sanremo, dove lo avrebbe raggiunto anche il padre. Anche i familiari non hanno saputo dare una spiegazione del motivo di quella manovra, del tutto illogica. Un testimone lo avrebbe visto rallentare sulla corsia di emergenza e poi svoltare in senso contrario, a cavallo della seconda e terza corsia. «Escludo nella maniera più assoluta un suicidio - ha detto il padre agli investigatori -. Era sereno, aveva un bel lavoro e non aveva preoccupazioni. Non so che cosa gli sia venuto in mente, ma penso a un momento di confusione». Giuseppe Garavaglia lavorava come tecnico informatico per la società Etra, una multiservizi pubblica. Gli agenti della stradale hanno recuperato nella macchina dell'uomo, oltre a un borsone con pochi indumenti e racchette da tennis, anche il suo cellulare. Il telefonino è rimasto acceso, nonostante lo schianto. Ora sarà esaminato. --