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il casoFrancesco Semprini / New YorkNon ce l'hanno fatta, soffocati dalla mancanza di aria, annientati dal caldo infernale, intrappolati in quell'incubatore di morte che è stato il gigantesco camion nel quale viaggiavano in condizioni disumane, costretti a rimanere stipati, schiacciati, probabilmente, da aguzzini senza scrupoli che ne avevano fatto merce di profitto.A rimanere uccise sono state almeno 50 persone, tutti migranti secondo le prime rilevazioni delle forze dell'ordine. La loro fuga alla ricerca disperata e vacua di un domani migliore è terminata ancor prima che vedessero la luce al di qua del confine, in un angolo poco noto del Texas, vicino San Antonio, a due ore di auto dalla frontiera della vergogna. In un rimorchio rovente e senza ossigeno utilizzato in quello che sembra essere un traffico di esseri umani lungo il confine tra Usa e Messico. Uno dei tanti. Sedici sono i feriti, tra cui quattro bambini. Il camion è stato trovato vicino ai binari della ferrovia, il capo della polizia William McManus ha fatto sapere che tre persone sono state fermate, anche se non è chiaro il loro coinvolgimento nella strage. È in corso invece la caccia all'autista del mezzo pesante, che avrebbe abbandonato poco prima della macabra scoperta dei corpi senza vita. Il presidente del Messico Andrés Manuel López Obrador ha riferito che tra le vittime ci sono almeno 22 messicani, sette guatemaltechi e due honduregni. «La tragica perdita di vite umane a San Antonio è orribile e straziante - ha commentato Joe Biden - I primi rapporti dicono che è stata causata da trafficanti di esseri umani che non hanno alcun riguardo per le vite che mettono in pericolo e sfruttano». Per l'inquilino della Casa Bianca «questo incidente sottolinea la necessità di combattere un business criminale che depreda i migranti e provoca morti innocenti». Biden tuttavia è sotto il fuoco incrociato dei leader centroamericani (Messico e Paesi del Triangolo del nord, Honduras, Salvador e Guatemala), che non solo hanno boicottato il recente vertice delle Americhe di Los Angeles per il mancato invito da parte Usa di Cuba, Venezuela e Nicaragua. Ma anche per l'incapacità di Biden e della sua vice Kamala Harris, nominata zar dell'immigrazione dallo stesso presidente, di lavorare a soluzioni a una crisi, quella sul confine meridionale, che riemerge con regolare puntualità in tutta la sua drammatica magnitudo. Critica mossa in patria dall'opposizione repubblicana, che denuncia la totale latitanza di Harris in materia, con conseguenze sulla sicurezza del Paese. Mentre i governatori degli Stati di frontiera rimproverano a Biden di non essersi recato nelle zone interessate dalla crisi. Anche perché questa volta la strage è la più atroce degli ultimi decenni: dieci persone sono decedute nel 2017 intrappolate all'interno di un camion parcheggiato in un Walmart a San Antonio, mentre nel 2003 altre 19 persone sono morte soffocate in un veicolo a sud-est della città. Il primo atto di accusa arriva dal governatore repubblicano del Texas, Greg Abbott: «Queste morti sono di Joe Biden, sono il risultato delle politiche mortali dei confini aperti e mostrano le conseguenze del suo rifiuto di attuare la legge». Lo sfidante democratico alla corsa di novembre, Beto O'Rourke, invece, ha parlato di una strage «devastante» chiedendo un'azione urgente per «smantellare le reti di contrabbando di esseri umani e sostituirle con vie più ampie per l'immigrazione legale». Il sindaco di San Antonio Ron Nirenberg (indipendente) parla di «orribile tragedia»: «Avevano delle famiglie e probabilmente stavano cercando una vita migliore». Obrador sottolinea l'urgenza di affrontare il tema con gli Usa già all'incontro con Biden a Washington, il 12 luglio. Quanto accaduto, dice il leader del Paese, «è legato a situazioni di povertà e disperazione dei fratelli centroamericani e messicani, e accadono perché c'è la tratta di esseri umani e la mancanza di controlli, sia al confine con gli Stati Uniti, sia all'interno degli Usa». --© RIPRODUZIONE RISERVATA