Senza Titolo

La A1, la Porrettana, Bologna, trafori e Milano. È da qui che passa il viaggio - con tanto di scontro generazionale a colpi di lettere e pensieri - intrapreso dagli attori Marco Giallini (classe 1963) e Giuseppe Maggio (classe '92) in "La mia ombra è tua", la pellicola diretta da Eugenio Cappuccio che, dopo la recentissima presentazione in anteprima al 68° Taormina Film Festival, da domani sarà al Movieplanet di Parona e al The Space di Montebello.Tratta dall'omonimo romanzo di Edoardo Nesi, la storia si snoda lungo l'Italia del 2019 (anno in cui è stato pubblicato il libro) con la strana coppia di protagonisti a bordo di una vecchia Jeep del 1979, senza né tetto né sportelli né parabrezza. Emiliano De Vito (Maggio) è un venticinquenne appena laureato summa cum laude in Lettere Antiche, mentre Vittorio Vezzosi (Giallini) è un burbero scrittore sessantenne che da molti anni conduce una vita da eremita in seguito alla pubblicazione, nel 1995, del suo unico libro, un successo planetario che lo convinse a rinchiudersi in una casa colonica sopra Firenze e non farsi più vedere da nessuno, e non pubblicare più neanche una parola. I due sono diretti a Milano, alla Fiera-mercato Vintage degli anni Ottanta e Novanta, dove Vezzosi - infrangendo un silenzio lungo oltre vent'anni - terrà un discorso che sarà seguito avidamente in diretta dal mondo social. Lungo il percorso, rocambolesco e divertente, Emiliano e Vittorio («due fragilissimi maschi d'oggi separati da oltre trent'anni di sostanziale e colpevole incomunicabilità» come li ha definiti il regista) litigheranno e si scontreranno: troppo distanti sono infatti le loro visioni del mondo e troppo diversi sono i loro destini. A far da sfondo un Paese attanagliato dalla nostalgia e ormai sempre più tristemente perso nel ricordo di sé. Un nuovo domani può tornare quando queste generazioni torneranno a parlarsi davvero, tramandandosi ricchezze interiori e non solo beni materiali. --g.ar.