Il banchiere: la corsa dei prezzi non finirà tanto presto
Fabrizio Goria«Le banche centrali devono agire con incisività. Ora il "rischio Paese" è tornato. E l'Italia è fra le più vulnerabili». Lorenzo Bini Smaghi, presidente del Société Générale, fa il punto sulle decisioni prese dalla Banca centrale europea. E riflette con evidente amarezza sul tempo perduto nell'ultimo decennio. «Abbiamo perso dieci anni a suon di bonus e finanziamento dei consensi elettorali», dice. Ora, però, il gioco è finito. A dimostrarlo, prezzi ai massimi da 40 anni negli Usa e livelli mai osservati dall'introduzione dell'euro in Ue. Basta la mossa della Bce? «Dipenderà da quanto rapidamente l'inflazione potrà scendere nei prossimi mesi e dalla misura in cui si trasmetterà ai prezzi interni e ai salari. In base alle ultime previsioni, l'inflazione dovrebbe calare al 2% solo nel 2024, il che significa che molto probabilmente ci saranno altri rialzi dei tassi verso la fine dell'anno e nel prossimo».Le fiammate dei prezzi stanno diventando strutturali?«L'aumento dei prezzi importati è stato talmente violento da incidere anche sui prezzi interni, per cui la dimensione temporanea dell'inflazione si è allungata. Inoltre, alcuni "colli di bottiglia" dureranno più a lungo del previsto».Cosa significa la normalizzazione della politica monetaria per un Paese ad alto debito come l'Italia?«Significa che la Bce non acquisterà più i nuovi titoli di stato emessi per finanziare il disavanzo pubblico, che d'ora in poi dovranno essere collocati sul mercato, ad un tasso d'interesse che rifletterà il "rischio Italia". Non si può far finta che il rischio Italia non esista, dato il livello del debito e la deludente performance di crescita italiana del passato. Al contrario, si dovrà far di tutto per ridurre tale rischio percepito dai risparmiatori, per convincerli che i titoli emessi dalla Repubblica sono solidi». Quale ricetta per l'Italia che il prossimo anno va al voto?«Ci vogliono stabilità politica e impegni chiari sulla finanza pubblica, coerenti con un percorso di riduzione del debito. Da questo punto di vista non rassicurano certo le continue richieste di "scostamenti di bilancio" - sinonimo di maggior debito - da parte della politica per cercare di ottenere consensi elettorali di breve periodo». Lagarde ha parlato di frammentazione. «È la questione più delicata. Guardando al passato, tutti sanno che in una fase di aumento dei tassi d'interesse, quelli sui titoli più rischiosi, come gli italiani, tendono ad aumentare più degli altri e a generare tensioni sui mercati, generando fenomeni di avvitamento. Questo crea un problema per la stabilità finanziaria e per la trasmissione della politica monetaria. Lagarde ha detto che sono pronti a far fronte a questo tipo di problema, ma non ha indicato come. E questo rappresenta una grande incognita. In particolare, mi sembra difficile che la Bce possa intervenire in acquisto di titoli di Stato di un Paese senza un qualche impegno da parte di quel Paese riguardo al risanamento delle finanze». Lei è stato alla Bce dal 2005 al 2011. Nel pieno della crisi subprime prima e poi dei debiti sovrani dopo. A posteriori, quali sono le conseguenze di un decennio di politica monetaria espansiva?«Il mio timore è che questo decennio di tassi bassi non abbia creato gli incentivi giusti nel Paese per risanare le finanze pubbliche, per investire in infrastrutture e in capitale umano e per ammodernarlo. I benefici dei tassi bassi sono andati a finanziare bonus spesso per guadagnare consensi. Un decennio perso. Il costo di questa occasione perduta viene rimandato al periodo più difficile che ci attende, che richiederà decisioni più coraggiose». --© RIPRODUZIONE RISERVATA