"Il sistema immunitario non avrà più segreti"

entro quello che molti ricordano come il Palazzo Italia dell'Expo, alle porte di Milano, è ospitato dal 2019 lo Human Technopole, «un centro di ricerca pubblico nel campo della biologia per avere un impatto concreto sulla salute». Così lo presentò allora Iain Mattaj, biochimico scozzese, ex presidente dell'European molecular biology laboratory di Heidelberg, arrivato in Italia per un bando internazionale. Dopo quattro anni, a dicembre, la sua missione terminerà ed allora è tempo sia di bilanci sia di uno sguardo al futuro, che per lui da tempi non sospetti è rivolto verso la ricerca per il potenziamento del sistema immunitario.All'inizio del suo mandato voleva contribuire al benessere con una forte attenzione alla medicina personalizzata. Ci è riuscito?«In questi anni abbiamo avviato l'attività di Human Technopole per rendere questo obiettivo realizzabile. Esistono diverse direzioni che si possono seguire, ma la nostra capacità di contribuire a ricerche di larga scala, spesso nel contesto di studi di coorte nuovi o avviati, ci permette di avere un impatto importante sullo sviluppo della medicina personalizzata». Quali sono i passi avanti nella ricerca di cui è più soddisfatto?«I ricercatori del Technopole hanno contribuito a studi importanti, tra cui la scoperta di un difetto molecolare nelle ciglia sensoriali che determina una tipologia di infertilità maschile, un'indagine sull'effetto di miscele di interferenti endocrini ambientali sullo sviluppo del cervello fetale e l'identificazione di mutazioni in geni mitocondriali che contribuiscono all'esordio precoce di disturbi legati all'invecchiamento». Cosa, invece, poteva andare meglio?«Tante cose, ma il Covid è stato un grande ostacolo». Lei ha studiato a lungo l'Rna. Si è sorpreso del ruolo che ha avuto nei vaccini?«No, non così tanto. Prima dell'arrivo della pandemia ero a conoscenza degli studi in corso per lo sviluppo di vaccini a mRna contro varie tipologie di tumore e, quindi, delle opportunità offerte da questa tecnologia. Tuttavia era difficile prevedere quanto sarebbero stati efficaci i vaccini anti-Covid». Quali risultati si aspetta nei prossimi anni da questo tipo di ricerche?«Mi aspetto che possano esserci applicazioni in diversi ambiti di ricerca, dagli antivirali ai vaccini contro il cancro. Sarà interessante seguire anche le tecniche in grado di regolare i malfunzionamenti del sistema immunitario. Vedremo quante applicazioni avranno lo stesso livello di efficacia dei vaccini anti-Covid». Alla base dell'idea dello Human Technopole c'è la multidisciplinarità: quando produce risultati concreti e quando, invece, resta solo teoria?«I sistemi viventi sono assai complessi e diversi loro componenti contribuiscono alle singole funzioni individuali. Di conseguenza è preferibile studiare tali realtà usando approcci disciplinari differenti». Che idea si è fatto dell'ex area Expo, che circonda l'ex Palazzo Italia con tanto di Albero della Vita, dove si trova il suo istituto?«Credo che l'area abbia un alto potenziale. I primi attori pubblici che si sono insediati in quello che ora si chiama Milan innovation district (Mind), ovvero l'Università Statale, l'Ospedale Galeazzi e lo stesso Human Technopole, hanno tutti un grande interesse per la medicina personalizzata e questo sta permettendo di attrarre aziende che operano nel settore. La creazione di una cultura dell'innovazione collaborativa tra questi partner porterà grandi benefici a Milano». State lavorando a un nuovo edificio che sarà pronto nel 2026? «Sì, il nuovo palazzo sarà sostenibile ed ecologico. Verrà costruito per essere estremamente flessibile e facilmente rimodellabile, una caratteristica fondamentale per un ambito in costante evoluzione come quello della ricerca. Palazzo Italia rimarrà parte del nostro campus e continuerà ad ospitare gli uffici amministrativi e parte delle attività di ricerca computazionale». Lei è uno scienziato scozzese che ha lavorato a lungo in Germania e in Italia. Cosa hanno di simile e di diverso questi tre mondi accademici?«La cultura accademica nell'ambito della ricerca è estremamente internazionale. Ciascuno di questi Paesi ha ovviamente al proprio interno scienziati che pensano in modo più ristretto alla propria comunità, ma queste persone, solitamente, non si affermano nei centri internazionali di maggiore rilievo. La differenza, invece, è che la cultura della pubblica amministrazione di questi tre Paesi è molto diversa. E da questo punto di vista posso dire che l'Italia è certamente la più rigida». C'è qualcosa che l'Italia potrebbe copiare dal sistema anglosassone e da quello tedesco?«Sì, oltre alla maggiore flessibilità amministrativa, dei meccanismi di finanziamento della ricerca pubblica più stabili». E l'Italia cosa potrebbe esportare?«L'Italia ha numerosi ricercatori eccezionali in svariati campi. Non dovrebbero essere esportati, ma avere la possibilità di collaborare in misura ancora maggiore con ricercatori di altri Paesi per contribuire e influenzare la direzione della ricerca internazionale». A proposito di burocrazia, la struttura dello Human Technopole è efficiente o potrebbe essere semplificata, vista la compresenza di un consiglio di sorveglianza, di un comitato di gestione e di un consiglio scientifico, senza contare i tre ministeri fondatori?«Tutte le organizzazioni, in particolare quelle pubbliche, hanno statuti con cui convivere. In questi primi anni abbiamo dovuto imparare a distinguere cosa fosse di competenza di quale consiglio per evitare confusione. Nella mia esperienza le strutture con più interfacce possono comportare alcuni problemi di comunicazione. Nonostante tutto il progetto di Human Technopole è andato avanti, riuscendo a fare grandi progressi». A fine anno scadrà il suo primo mandato e, avendo raggiunto i 70 anni, non potrà essere rinnovato per limiti di età: così è stato pubblicato un bando per cercare il successore. Che profilo dovrebbe avere?«Il prossimo direttore dovrà essere uno scienziato o una scienziata eccezionale con una significativa esperienza amministrativa e una mentalità aperta. Qualcuno che desideri contribuire ad uno sforzo collettivo e non una figura che dia solo ordini dall'alto». Ha dei consigli?«Sì, ma glieli dirò in un orecchio». E lei che cosa farà?«Io e mia moglie resteremo a Milano, almeno per i prossimi anni, ma da un punto di vista professionale confesso di non aver ancora pensato al mio futuro». --© RIPRODUZIONE RISERVATA