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eccezionale sforzo della comunità scientifica mondiale nella ricerca di nuove armi per contrastare l'emergenza Covid ha portato ad altrettanti eccezionali risultati. Per certi versi inaspettati, con ricadute che vanno oltre il virus e la pandemia.«Pensiamo prima di tutto all'accelerazione data alla tecnologia mRna», conferma Giovanni Di Perri, professore di Malattie Infettive all'Università di Torino e responsabile della Divisione Universitaria di Malattie Infettive all'Ospedale Amedeo di Savoia. «Ci lavoravamo da quasi 20 anni, ma è grazie alla sua applicazione diffusa sulla popolazione che oggi si aprono opportunità importanti per contrastare altre malattie». Siamo ad esempio più vicini a un vaccino contro l'Hiv, il Sacro Graal che si sta cercando di sviluppare da mezzo secolo. «In un anno la pandemia ha probabilmente accelerato la ricerca del vaccino contro l'Hiv di 5-10 anni», dice Jesse Clark, specialista in malattie infettive all'Università della California, a Los Angeles. A gennaio l'International Aids Vaccine Initiative, insieme con i National Institutes of Health e Moderna, aveva lanciato i primi studi clinici di un vaccino mRna proprio per l'Hiv. Dopo quasi 40 anni di tentativi i ricercatori sono ottimisti. «Perché ora la tecnologia è arrivata così lontano», sottolinea Derseee Archary, immunologo presso l'Aids Research Centre, Caprisa, a Durban, in Sud Africa. «So che questo vaccino sperimentale sembra fantascienza, ma penso che nei prossimi 5-6 anni potrà conferire un certo grado di protezione contro l'Hiv».Ora siamo più vicini anche a un vaccino contro la malaria. La Darpa (l'agenzia della Difesa Usa che sviluppa nuove tecnologie) e Pfizer pensano a un vaccino che sfrutti l'Rna autoamplificante per prevenire l'infezione. «E poi c'è il cancro: la tecnologia a mRna in questo campo - dice Guido Rasi, ex numero uno dell'Agenzia europea dei farmaci e consulente scientifico di Consulcesi - si studia da quasi due decenni, ma aver dimostrato la sua efficacia e sicurezza su numeri così alti dà certamente una spinta importante per continuare a sfruttare questo approccio».La ricerca sul Covid ha dato uno sprint simile anche sul fronte degli anticorpi monoclonali. Che fossero degli efficaci immunomodulatori contro alcune malattie infiammatorie e autoimmunitarie lo si sapeva. Tanto che all'inizio della pandemia ne sono stati utilizzati alcuni con lo scopo di contrastare la «tempesta citochinica» che caratterizzava le forme gravi dell'infezione. «Ma l'esperienza con il Covid-19 ha confermato che gli anticorpi monoclonali possono essere utilizzati come farmaci antinfettivi», spiega Di Perri. L'unico precedente è stato l'uso dei monoclonali contro Ebola. «Ora sappiamo che possiamo sfruttarli contro molte altre malattie infettive». L'Hiv in primis, ma anche contro altre malattie tropicali. E potrebbero aiutarci addirittura a contrastare il fenomeno dell'antibiotico-resistenza.La ricerca anti-Covid, infine, ha schiacciato l'acceleratore sugli studi sulla longevità: nel tentativo di studiare varie combinazioni di molecole naturali - dalla vitamina D all'Omega 3 - è stato confermato che un composto, chiamato Sirt500, non solo ha effetti antivirali, ma attiva i geni della longevità sana.La pandemia ha seminato distruzione, ma per la scienza è stata un'opportunità unica. E ne raccoglieremo i frutti. v. arc. --© RIPRODUZIONE RISERVATA