«Virtus-Olimpia, finale show Parola di coach Dan Peterson»
L'intervistaMatteo De SantisNe ha viste e vissute così tante, in 49 anni italiani non solo dentro il recinto del basket, da non doversi nascondere dietro a frasi fatte. E se Dan Peterson, 86 anni all'anagrafe ma un cervello e una parlantina da ventenne, mette il bollino di assoluta qualità alla finale scudetto in arrivo, conteso per il secondo anno di fila da Virtus Bologna e Olimpia Milano, c'è da credergli. Magari anche ascoltando qualche suggerimento dell'ex allenatore, dirigente, telecronista per la valorizzazione e la migliore esposizione del prodotto della serie che assegnerà il tricolore. Partendo dall'idea per la quale ha appena dato alle stampe "Tutto il Basket di Dan Peterson. Regole di base, tecniche e schemi per imparare con il coach" (edizioni Centauria): «Ho voluto fare un libro per tutti, a 360 gradi. Non a caso dico sempre che il basket è una sorta di triangolo composto da giocatori, pubblico e mass media». Per questo triangolo, Peterson, che tipo di finale sarà Virtus-Olimpia? «Mamma mia, questa finale è un sogno. Per tutti. Di fronte le due squadre più titolate, più forti, più ricche, più seguite, con i due coach più vincenti. C'è tutto per divertirsi e vedere un grande spettacolo. Milano ha 28 scudetti, Bologna 16. Tutte e due, poi, hanno anche una grande dimensione europea: la Segafredo ha appena vinto l'EuroCup e l'anno prossimo farà l'Eurolega; l'AX Armani, dopo le Final Four dell'anno scorso, ha fatto un'Eurolega più che dignitosa, uscendo con l'Efes che ha vinto la competizione». Anche in panchina, con Sergio Scariolo da una parte e Ettore Messina dall'altra .«Sono i migliori allenatori su piazza, hanno trionfato dappertutto, sono il massimo. Sergio ha vinto tantissimi titoli da capo allenatore, con la Spagna, a Pesaro, con il Real e a Malaga, e anche un anello da campione Nba da vice ai Toronto Raptors. Ettore è nella Hall of Fame della Fiba: ha vinto ovunque, anche un argento storico con la Nazionale agli Europei del '97, e pur non allenando per un sacco di tempo in Italia è diventato il recordman di vittorie nei playoff della Serie A».Nel dualismo Scariolo-Messina, rivede quello tra lei e Valerio Bianchini ai tempi della finale Milano-Roma? «Quel dualismo lo innescò soprattutto Bianchini, un adorabile rompiscatole. Messina e Scariolo sono più diplomatici e i tempi sono cambiati. Per me il paragone più calzante è con un altro dualismo nei primi anni Settanta: quello tra Cesare Rubini, allenatore di Milano, e Aza Nikolic, coach di Varese. I tre spareggi in cui si giocarono tre campionati di fila segnarono il boom della pallacanestro italiana. E questo si può ripetere con Virtus e Olimpia». Lo spettacolo vero e proprio, però, lo fanno i giocatori: a questa voce, Virtus e Olimpia, come sono messe? «Vedo maghi da una parte e dall'altra: Teodosic, Rodriguez. Hines mago della difesa, Shengeila dei rimbalzi. E poi Hackett, Datome, Belinelli, Melli. Ma non finisce qui...» Continui, prego..«La Virtus ha un difensore come Pajola, che è stato fondamentale nel successo nella gara di ritorno in campionato. E poi vedo un Mannion in ripresa: può essere un fattore importantissimo. Dall'altra parte, però, c'è uno come Shields: se io fossi Scariolo non dormirei la notte per pensare a come marcarlo. Servirebbe quasi una reincarnazione di Michael Jordan».Questa finale la vivrebbe meglio da allenatore o da telecronista? «Meglio da allenatore, ma glielo lascio fare a Scariolo e Messina. Certo, se qualcuno mi offrisse il microfono per gara-7 non mi tirerei indietro».Lei è anche un doppio ex, come la vive? «Neutrale. Non si possono pesare le emozioni. Con la Virtus ho vinto una Coppa Italia, quando si affrontavano anche le squadre di Serie D, e il mio primo scudetto. A Milano ho fatto il Grande Slam e vinto tutto. Se devo fare un pronostico, ma è difficilissimo e posso sbagliare, dico 4-3 per l'Olimpia. Mi godrò lo spettacolo».Spettacolo che può rilanciare l'intero movimento? «Assolutamente, anzi io farei vedere le partite anche su Rai 2 o Rai 3, non solo su RaiSport. Questa finale, insieme alla Nazionale agli Europei, può essere il trampolino di lancio per riportare il basket alla popolarità degli anni del boom».Il suo parere sull'avvicendamento Sacchetti-Pozzecco, a neanche tre mesi dall'Europeo, sulla panchina della Nazionale? «Non è vero che Pozzecco non ha esperienza. Se gli posso dare un consiglio, si scelga due grandi vice: possono agevolarlo in molti aspetti del lavoro. Capisco il rammarico di Sacchetti: l'Italia del PreOlimpico è stata la Nazionale più vicina alla perfezione che io abbia mai visto. Ma, nonostante le critiche, capisco anche Petrucci: ha sempre dimostrato di avere il tocco magico nella scelta degli allenatori azzurri». --© RIPRODUZIONE RISERVATA