andrea orlando

Paolo Baroni / ROMA«Che in Italia ci sia un problema salari è evidente, lo dicono i numeri, e anche molte imprese, in modo spontaneo, si sono poste il tema, penso a Brembo, Luxottica, Gucci, Fedrigoni» sostiene Orlando. E poi non passa giorno che i sindacati rilancino l'allarme sociale, come ha fatto di nuovo Landini ieri a Torino parlando di «situazione esplosiva». «Ma viste le condizioni date, le parti sociali divise ed una maggioranza di governo molto composita», secondo il ministro del Lavoro «sul salario minimo bisogna fare quello che nelle condizioni date è possibile fare», «perché oggi è urgente cercare di migliorare le condizioni salariali dei lavoratori e ridurre la troppa precarietà». Orlando scansa le critiche del presidente di Confindustria, che anche ieri dal Piemonte si è lamentato col governo per i ritardi sulle riforme («sorrido a chi dice che in questi mesi non ho avanzato proposte», si limita a dire il ministro) e poi coglie l'occasione di un intervento all'agorà telematica promossa dall'ex ministro Cesare Damiano per chiarire il suo pensiero. «Senza imbarcarsi in una discussione sul fatto se sia opportuno o meno avere un salario minimo e se questo uccida o meno la contrattazione (dipende come è concepito), ed in attesa che la nuova direttiva europea ci dia a breve delle coordinate - ha argomentato ieri il ministro - credo che sui salari si debba intervenire subito legando, comparto per comparto e settore per settore, il salario minimo, o comunque "un" salario minimo, ai contratti maggiormente rappresentativi. Questo non risolverebbe il tema della perdita del potere d'acquisto legato all'inflazione - ha poi aggiunto - ma intanto consentirebbe di dare una risposta al tema del lavoro povero». A suo parere «questa è la scelta migliore, perché è la scelta possibile, che tiene conto delle posizioni che sono in campo. Naturalmente ci sono ancora distanze significative su cosa si debba prendere in considerazione di quei contratti, ma già accettare questo metodo consentirebbe di fare una discussione molto rapida che potrebbe portare poi ad una norma che si limita a riconoscere questo meccanismo. Questa è la soluzione più a portata di mano in questo momento - ha poi proseguito - che corrisponde ad una logica di buon senso e consente di non sfasciare il sistema delle relazioni industriali ma solo di provare a correggerlo senza interventi traumatici». Secondo Orlando la stessa operazione va poi va fatta sulla rappresentanza sindacale. «C'è il patto della fabbrica, sono stati individuare dei percorsi, anche qui si tratta solo di decidere quali sono i passi ulteriori e fare in modo che la legge di limiti a registrare le intese che consentano l'effettiva pesatura delle parti sociali. Perché ovviamente le due cose di tengono». Tutto questo, ha però insistito Orlando va fatto, in fretta. Perché «se stiamo fermi un pezzo del lavoro se ne va e crescono ulteriormente i contratti pirata. E se succede questo poi si indebolisce la capacità competitiva del paese: anche se uno non dovesse avere preoccupazioni di carattere sociale questo mi sembra il punto da tenere in considerazione». Parlando alle assemblee degli industriali di Novara-Vercelli e di Verbania ieri Bonomi è invece tornato a ripetere che il tema del salario minimo «non riguarda Confindustria», che tra l'altro ha già rinnovato tutto il grosso dei suoi contratti («sui 7 milioni di lavoratori in attesa solo 250 mila sono nostri»), dal che si deduce che «il ministro sbaglia a sollevare questa polemica con noi». Quindi il presidente di Confindustria è tornato ad accusare i partiti di frenare le riforme e a chiedere di mettere i soldi nelle tasche degli italiani tagliando le tasse sul lavoro. Sull'altro fronte il leader della Cgil Maurizio Landini rilancia l'allarme sociale. «Siamo di fronte ad una situazione esplosiva - ha spiegato nel corso di una assemblea di delegati e pensionati che si è svolta a Torino - non ci sono solo i salari bassi, ma un livello di precarietà nel lavoro e nella vita che non c'è mai stato, una situazione di grande incertezza e insicurezza». Per questo chiede «di rimettere al centro il problema del lavoro, di ridurre le tasse a lavoratori e pensionati, non alle imprese». Temi di cui vuole discutere col governo da cui ora si aspetta una convocazione in tempi molto stretti. In assenza di risposte inevitabile una nuova mobilitazione. --© RIPRODUZIONE RISERVATA