Dodicimila civili in trappola Severodonetsk ultimo atto
In un video pubblicato su Twitter si vedono le truppe cecene che camminano indisturbate dentro Severodonetsk: «Siamo dentro la parte Nord della città e tutta l'operazione sta andando bene, andiamo avanti», racconta un soldato dalla barba incolta mentre elenca gli edifici che si trova davanti. «Ecco il Centro della cultura di Severodonetsk» dice il militare inquadrando il palazzo con il cellulare. Il video di propaganda continua con i soldati ceceni che si intrattengono con dei cittadini: grandi strette di mano e sorrisi accolgono le truppe fedeli a Mosca. Le scene si svolgono dentro case immacolate e giardini dal prato appena tagliato. «Grazie per averci protetto», dice un uomo che accoglie i soldati ceceni sulla porta di casa. Il video termina con il militare sorridente che afferma di aver mangiato a casa di una donna che ha cucinato per lui e per tutta la sua unità. L'altra faccia del racconto è meno idilliaca e parla di un inferno fatto di schegge che trapassano i corpi, civili inermi pieni di sangue e case in fiamme. «Durante un attacco aereo, i russi hanno colpito un serbatoio con acido nitrico in un impianto chimico. C'è una nube tossica sulla città», afferma il governatore della regione di Luhansk Serhyi Hayday. Quello che succede davvero a Severodonetsk lo trovi negli occhi dei volontari che provano a fare il massaggio cardiaco a una donna colpita per strada da un colpo di mortaio. La vera città è quella fatta da anziani che escono di casa la mattina in cerca d'acqua senza sapere se vedranno arrivare il tramonto. Quello che la propaganda non racconta sono i bombardamenti che martellano intere aree cittadine colpendo chiunque si trovi a tiro, perfino giornalisti che viaggiano su convogli umanitari. Il video girato dal soldato ceceno però tocca due aspetti che vale la pena di prendere in considerazione: il primo è che in tutto il Donbass e probabilmente anche dentro la Severodonetsk in fiamme esistano cittadini filo-russi. Alcuni volontari dentro la città hanno riferito che, in effetti, ci sono stati residenti che hanno accolto a braccia aperte l'esercito di Mosca. Del resto, non è certo un segreto che esistano in tutto il Donbass cittadini ucraini che nutrono una forte simpatia verso la Russia. Nelle scorse settimane è capitato che le persone nascoste nei bunker senza più cellulare chiedessero proprio ai giornalisti di mandare dei messaggi ai figli che sono andati via da tempo, ma in molti casi questi ragazzi si trovano a Mosca, non certo a Kiev. Il secondo punto riguarda il fatto che le truppe cecene siano dentro Severodonetsk e che stiano guadagnando terreno dopo una settimana di timidi tentativi di occupare la città. La sensazione è che le truppe di Kiev si stiano ritirando da Severodonetsk, ma sempre cercando di rendere difficile la vita all'invasore. Nei giorni scorsi il capo della repubblica cecena, Ramzan Akhmatovic Kadyrov, aveva dichiarato che i suoi uomini avevano preso il comando della città nonostante ci fossero ancora reparti ucraini a presidiarla. Una ritirata strategica, però, era nell'aria: il fuoco dell'artiglieria russa è riuscito a colpire i ponti principali che attraversano il Severskij Donec e che connettono Severodonetsk con la vicina città di Lysychansk e con il resto del Donbass ancora nelle mani di Kiev. La parte che per il momento sembra ancora presidiata dalle forze Ucraine è quella a Sud-Ovest, a ridosso del fiume. In questa zona c'è l'impianto chimico Azot, dotato di bunker diventati il rifugio di centinaia di persone negli ultimi mesi. Quella adottata da Mosca sembra la tattica già vista a Mariupol: attaccare per distruggere ed evitare lo scontro. Difficile capire se in questo momento le truppe ucraine si stiano asserragliando dentro l'Azot o se invece si stiano riorganizzando a Ovest del fiume Severskij Donec, dove fino ad ora l'esercito di Kiev è riuscito a mantenere le posizioni. Una situazione simile potrebbe configurarsi anche più a Ovest, a Sloviansk: sebbene la città disti 80 chilometri da Severodonetsk, si trova a due passi dal fronte aperto a Nord-Est dai russi. Su questa linea è appena capitolata la cittadina di Lyman, snodo importante per chiudere in una morsa tutto il Donbass in mano agli ucraini e collegarlo con le repubbliche separatiste già fedeli al Cremlino. Dopo che un attacco missilistico ha ucciso tre persone proprio a Sloviansk, il timore è che la tattica Mariupol venga replicata città per città dai russi, trasformando il Donbass in un cumulo di macerie per poi tornare a puntare Kiev. --© RIPRODUZIONE RISERVATA