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inviato a bruxellesSe per i beni sequestrati agli oligarchi l'Unione europea insegue la via della confisca, per le riserve della Banca centrale russa si esplora una strada alternativa. L'ipotesi di appropriarsi degli asset congelati è considerata troppo scivolosa e così è emersa l'idea di porre delle condizioni allo "scongelamento", costringendo la Russia a pagare un prezzo per la ricostruzione dell'Ucraina. Se n'è discusso ieri a Bruxelles durante un pranzo tra gli ambasciatori dei 27 Paesi Ue e la commissaria Maired McGuinness, responsabile dei servizi finanziari. L'obiettivo è di portare il tema al Consiglio europeo di lunedì, dove l'Italia insisterà con la richiesta di un tetto al prezzo del gas, seppur limitato al metano acquistato via gasdotto dalla Russia. Una misura che punta da un lato a contenere i costi delle bollette e dall'altro a ridurre gli incassi di Mosca. Ma l'Olanda (per ragioni legate agli effetti sul mercato) e la Germania (perché teme uno stop delle forniture) continuano a opporsi all'idea di Draghi. Ieri la Commissione ha presentato il piano che prevede di inserire la violazione delle sanzioni Unione europea e nella lista dei reati europei e che punta a rendere più facile la confisca dei beni sequestrati, come anticipato da "La Stampa". La prima reazione dei governi durante la riunione degli ambasciatori è stata piuttosto tiepida perché bisogna fare i conti con i diversi sistemi penali nazionali. «Ma nessuno si è opposto fermamente» assicurano fonti Ue.Il problema, però, è che la prima parte della proposta richiede l'unanimità per essere approvata e, dunque, il negoziato in Consiglio non sarà facile. I Paesi baltici e la Slovacchia vogliono estendere il meccanismo delle confische anche alle riserve della Banca centrale russa. Ma al tavolo sono emerse preoccupazioni legate al rispetto del diritto internazionale, visto che si tratta di beni di proprietà di uno Stato sovrano. Per questo si è discusso di una proposta più facilmente realizzabile. Anziché confiscare i beni della Banca centrale russa, l'Ue pensa di condizionare il dissequestro a una serie di richieste. Per esempio Mosca potrebbe essere costretta a rinunciare a una parte dei suoi beni in modo da contribuire alla ricostruzione dell'Ucraina. Si tratta di uno scenario ancora tutto da definire ed eventualmente da negoziare con il Cremlino, ma l'Ue sente di avere il coltello dalla parte del manico visto che al momento tiene sotto sequestro le riserve della Banca russa. Sull'ammontare esatto di questi beni, però, non c'è molta chiarezza. Si sa che il valore globale delle riserve della Banca centrale è di circa 600 miliardi di dollari, metà delle quali si trova nei Paesi del G7 che hanno adottato questo tipo di sanzioni. In Europa le stime parlano di una cifra tra i 200 e i 300 miliardi, ma al momento le somme effettivamente sequestrate dai governi Ue sarebbero pari a una ventina di miliardi. Anche il valore dei beni sequestrati agli oligarchi è nettamente inferiore a quello effettivamente detenuto. Gli Stati Ue hanno comunicato alla Commissione di aver messo le mani su 10 miliardi di beni, due dei quali in Italia. Per Bruxelles ci sono ampi margini per incrementare questa quota grazie alla nuova proposta che renderà più facile la ricerca e il sequestro dei beni. Intanto, resta congelato il sesto pacchetto di sanzioni e difficilmente verrà approvato dal Consiglio europeo. I negoziati con l'Ungheria sul petrolio continuano, ma si preparano anche soluzioni alternative, tra cui lo scorporo dell'embargo dal pacchetto oppure l'introduzione di dazi o tetti al prezzo del greggio di Mosca, come chiesto dagli Stati Uniti. Anche su questa soluzione, però, Berlino continua a fare resistenza. --© RIPRODUZIONE RISERVATA