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odessa«L'Europa con l'embargo sul gas e petrolio russo si sta suicidando. Diventerà la regione con i prezzi dell'energia più alti del mondo». Vladimir Putin non ha usato mezzi termini nell'incontro con gli oligarchi dell'energia. E anzi ha rilanciato: «Il suicidio energetico potrebbe creare danni irreparabili nel medio e lungo termine all'economia europea». E ancora: «Danno la colpa alla Russia per l'inflazione energetica, dicono che è tutta colpa della Russia, ma stanno solo cercando di coprire i loro errori», ha tuonato lo Zar.Secondo gran parte degli analisti economici, la mossa di Mosca è da leggere su due livelli. Da un lato, il messaggio agli oligarchi sempre più preoccupati dalla possibilità di perdere un mercato storico; dall'altro, una stoccata all'Europa che fatica a trovare un'intesa sull'embargo. «Gli europei ammettono di non poter ancora abbandonare del tutto le risorse energetiche russe - prosegue Putin -, e alcuni non potranno farlo per molto tempo». D'altra parte per capire quanto il Vecchio continente dipenda ancora dal gas russo è sufficiente scorrere le percentuali di import da Mosca. Nel caso della Bulgaria arriva addirittura al 90%, Austria, Slovenia, Slovacchia e Ungheria sono al 60%, mentre Italia e Germania sono vicine al 35%, a fronte di una media Ue al 45 per cento. Ma già il primo ricatto di Putin, quello della richiesta di pagamento in rubli ha fatto vacillare il fronte europeo. Dopo un secco no ad aprile, ora alcuni Paesi si stanno attrezzando per aprire un secondo conto corrente in valuta russa per rispettare i dettami di Gazprom: un'operazione agevolata, in qualche modo, dalle dichiarazioni ambigue dell'Unione europea. Ambiguità occidentali che fanno da contraltare a quelle orientali. «I cambiamenti nel mercato petrolifero sono di natura tettonica e fare affari come prima, secondo il vecchio modello, ovviamente, sembra improbabile», puntualizza lo Zar.Tuttavia, i mercati non hanno reagito con nervosismo all'attacco del Cremlino. Anzi, hanno accolto con freddezza, se non con disinteresse, le dichiarazioni arrivate da Mosca. Così il Brent ha chiuso la seduta in lieve rialzo a 114 dollari al barile, poco lontano dal Wti che si è fermato poco sopra quota 112 dollari.La situazione è diversa, invece, per quel che riguarda il gas naturale che viene regolato da broker internazionali secondo contratti tra Stati. L'aumento dei costi è legato a doppia mandata alla guerra. E a quei gasdotti che corrono da est a ovest e passano anche attraverso l'Ucraina. Abbastanza perché Putin concludesse il proprio intervento puntando ancora una volta il dito contro l'Europa: «Stanno cercando di incolpare noi per l'aumento dei prezzi, anziché i loro errori sistemici».Insomma, a fronte di un'Europa che vuole isolare Mosca, ma non riesce a fare a meno delle sue materie prime; c'è una Russia che minaccia di chiudere i rubinetti del gas, di dettare le regole del mercato ed è pronta ad uscire da Oms e Wto. A dirlo è Pyotr Tolstoy, vice Presidente della Duma di Stato russa, citato dall'agenzia di stampa Ria Novosti. Secondo l'agenzia, Mosca porterà in parlamento l'uscita dall'Organizzazione mondiale della sanità e dall'Organizzazione mondiale del commercio. Un auto-isolamento che non ha precedenti nella storia recente. --© RIPRODUZIONE RISERVATA