Senza Titolo
Silvio Puccio / paviaPiù di un laureato su due all'università di Pavia dichiara di lavorare a un anno dalla discussione della tesi magistrale, di solito in ambito scientifico e molto spesso nel privato. È la fotografia scattata da Almalaurea dopo la discussione della tesi magistrale. Il tasso di occupazioneLe indagini del consorzio interuniversitario rendono conto anche del tasso di occupazione post laurea: al 77 per cento il primo anno. Tre anni dopo la discussione il dato cresce al 91 per cento, ed entro l'orizzonte dei cinque anni si sale di un altro punto percentuale.Il tasso di occupazione a un anno dell'università di Milano Bicocca è del 58 per cento, quello della Statale al 75. Anche Bologna, una delle mete d'elezione degli studenti fuori sede, si assesta su valori analoghi.Chi e dovePiù uomini che donne (80 contro 74 per cento), la maggior parte sono impiegati in lavori scientifici, intellettuali e ad alta specializzazione (61 per cento). Buona parte delle imprese in cui lavorano si occupano di servizi (sanità, informatica, consulenza, istruzione) e quasi tutte al Nord. Questa a grandi linee la tendenza degli occupati a un anno. Con alcuni picchi localizzati negli ambiti scientifici: la totalità dei laureati in ingegneria informatica è occupata dopo solo 365 giorni. «Secondo i dati - spiega Pietro Carretta, professore universitario e delegato del rettore per le attività di placement - il tempo che passa dalla laurea all'attivazione del primo contratto di lavoro è di 3,5 mesi: un dato in progressiva diminuzione dal 2016 al 2019, con tempi inferiori per le materie scientifiche. Il tasso di occupazione dei giovani laureati non dipende solo dalle azioni messe in campo dagli atenei, ma anche da fattori congiunturali come il contesto economico della regione in cui l'università si trova. In Lombardia i tassi di occupazione sono generalmente più alti di altre zone d'Italia: un buon terreno per promuovere l'interazione tra studenti e aziende con programmi di incontro dedicati, come la Career fair che si sta tenendo questo mese». Un altro dato rilevante è l'efficacia percepita, cioè la combinazione delle competenze acquisite studiando incrociate con la richiesta del titolo di studio per svolgere il lavoro. Un dato in alcuni casi più alto di altri atenei, come Milano Statale o Bicocca: il 64 per cento degli studenti pavesi ha dichiarato di ritenere la propria laurea efficace. «Un dato importante - aggiunge Carretta - perché denota un ritorno del tempo investito a studiare. Specie in un contesto lavorativo come quello attuale, dove la mancata coincidenza tra competenze raggiunge è in certi casi rilevante».I contrattiA un anno, la maggior parte degli occupati (37 per cento) lavora con contratti non standard, come il tempo determinato. Seguono gli assunti a tempo indeterminato: quasi uno su quattro (23,7 per cento). A cinque anni il quadro si inverte: il tempo indeterminato sale oltre il 60 per cento, mentre la percentuale di contratti a termine scende sotto il venti per cento: «Si tratta di un dato allineato con il mercato del lavoro italiano - prosegue Carretta - dove le formule contrattuali a tempo determinato crollano a qualche hanno di distanza dal conseguimento del titolo». --