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Roberto LodigianiL'emergenza migranti è al centro dell'incontro di oggi alle 18 in diretta streaming sui canali social del Borromeo. Pietro Bartolo, medico, europarlamentare, ex vicesindaco di Lampedusa dialoga con Rossella Miccio, presidente di Emergency. L'evento è a cura di Luca Ansaloni e Clelia Martignoni, Università di Pavia, e del rettore Alberto Lolli.L'Europa come affronta l'emergenza umanitaria e sanitaria di chi ha diritto di bussare alla sua porta?«L'Europa non ha dimostrato alcuna intenzione di riconoscere i diritti - risponde Bartolo - Ha aperto le braccia ai profughi ucraini ma continua a chiuderle a chi arriva dalla rotta balcanica, Afghanistan, Siria, Pakistan. In Parlamento a Bruxelles l'ho denunciato più volte: l'Europa continua ad avere un atteggiamento contraddittorio. La direttiva 55 del 2001 che concede l'asilo a chi fugge da una guerra, è stata attivata per la prima volta ma solo per chi scappa dall'Ucraina. Ci sono profughi da altre zone martoriate che non riescono neppure a fare domanda d'asilo perché sono respinti alle frontiere, violando gli accordi della convenzione di Ginevra. Da mesi siamo al lavoro al Parlamento europeo, all'interno della Commissione Libe per riscrivere il patto sulla migrazione e modificare ciò che non va. Abbiamo visto come il regolamento di Dublino non funziona perché non prevede una risposta europea al fenomeno della migrazione e dell'accoglienza ma finisce per responsabilizzare solo i Paesi di primo approdo. Finora ci siamo riuniti per trovare dei compromessi che consentano di superare Dublino e attivare il principio della redistribuzione dei migranti tra i paesi membri. Rispetto all'aspetto sanitario, le patologie di chi arriva da noi sono legate soprattutto alle cattive condizioni igienico-sanitarie, alla debolezza e alle violenze perpetrate su queste persone durante il viaggio». Lei è stato a Lipa (il campo di raccolta e transito in Bosnia finanziato dalla Ue). La questione dell'esternalizzazione delle frontiere e gli accordi con Turchia, Libia e Bosnia fanno emergere una questione umanitaria senza precedenti. Cosa auspica da parte dell'Europa?«Auspico che la smetta di fare accordi con paesi terzi per bloccare queste persone. La Libia tratta i migranti in maniera criminale. È un paese che non rispetta i diritti umani. Le responsabilità di Frontex nei respingimenti sono sotto la lente di ingrandimento. Mi auguro che si faccia piena chiarezza perché non è ammissibile che la più importante agenzia europea, guardia di frontiera, invece di denunciare le violenze, sia connivente con il governo libico nei respingimenti. E non è possibile neppure ce l'Europa metta a disposizione fondi per finanziare Paesi come la Bosnia Erzegovina per far fare loro il lavoro sporco alle frontiere. Non è l'Europa che vogliamo e che non vuole neanche la società civile che ha espresso questo pensiero nella Conferenza sul futuro dell'Europa. L'accoglienza e il rispetto dei diritti umani sono alla base della nascita dell'Ue. Non dobbiamo mai dimenticarlo».Lipa è il fallimento di Dublino?«Certo. Il campo profughi di Lipa è una vergogna. Ma non è il solo fallimento del'Europa purtroppo. Anche ciò che accade al confine tra Turchia e Grecia o al confine tra Bielorussia e Polonia dove uomini, donne e bambini sono abbandonati nei boschi, lasciati a morire di freddo e fame. Ancora, sono un fallimento di Dublino i lager della Libia e ciò che accade alla frontiera spagnola. La risoluzione Keller ha evidenziato il fallimento del regolamento di Dublino, perché dopo 30 anni parliamo ancora di emergenza migrazione quando invece l'Europa dovrebbe affrontare questo fenomeno con intelligenza, razionalità e lungimiranza mettendo al centro l'essere umano. La migrazione può essere una risorsa per l'Occidente e per l'Europa da tutti i punti di vista: sociale, economico, persino medico, scientifico e demografico».Anche l'Italia non è priva di responsabilità. Cosa può fare oggi il nostro governo?«Si potrebbe iniziare abolendo la Bossi-Fini, per esempio. Oppure riconoscendo la cittadinanza a chi nasce e va a scuola in Italia. Puntando e moltiplicando le buone pratiche di accoglienza diffusa come i SAI (ex Sprar) e dando possibilità a chiunque arriva di fare domanda di asilo come è sancito dal diritto internazionale invece di bloccarli in mezzo al mare e favorire il respingimento. Proprio oggi in seduta plenaria a Strasburgo, abbiamo ascoltato dal Presidente Draghi parole che vanno in questa direzione. Ha parlato di vie legali di ingresso, riscrittura del regolamento di Dublino, e di una nuova visione del Mediterraneo come ponte tra Africa e Medioriente. Polo di pace, prosperità e progresso». Come gestire la nuova emergenza dei profughi ucraini?«Mi pare che in questo l'Europa si stia muovendo bene. Attraverso l'implementazione della direttiva 55 ha risposto in maniera unitaria concedendo automaticamente lo status di rifugiato a tutti i profughi da quel paese. Questo significa garantire il diritto all'assistenza dal punto di vista sanitario e non solo. Intervenendo in aula qualche giorno fa, ho chiesto che si sblocchino presto i fondi messi a disposizione dall'Europa per sostenere le famiglie e le associazioni e le amministrazioni locali che stanno accogliendo gli ucraini in fuga, così da garantire la giusta integrazione di queste persone, evitando di vanificare gli sforzi fatti finora anche nello stanziamento delle risorse». --© RIPRODUZIONE RISERVATA