La Russia
«Ci ricordiamo bene chi ha organizzato l'assedio di Leningrado, erano gli eserciti di 13 Paesi europei, gli stessi che oggi, insieme agli Usa, vogliono stringere d'assedio tutto il nostro Paese, forniscono le armi ai nazisti un Ucraina esattamente come i loro padri e nonni le fornivano alle truppe di Hitler». La lezione di "storia" viene da Aleksandr Beglov, il governatore di Pietroburgo, e non scandalizza nessuno, tranne qualche professore della "capitale culturale". L'anniversario della vittoria sul nazismo si avvicina, il 9 maggio è ormai da anni il giorno più importante del calendario putiniano, ma ora che c'è una guerra vera, viene vissuta come una riedizione di quella storica, il nemico diventa ancora più evidente. Se il Cremlino non invita nessuno alla parata in piazza Rossa, non è solo perché sa che nessun leader internazionale verrebbe a farsi vedere accanto a Vladimir Putin, ma anche perché la Russia non ha amici oltre il confine. «Oggi combattiamo contro tutto il mondo, come abbiamo fatto nella grande guerra patriottica, tutta l'Europa, tutto il mondo erano contro di noi, ora come allora, non hanno mai amato la Russia», arringa le platee il generale Rustam Minnekaev, vicecomandante del distretto militare Centrale, ed è un altro che non si può accusare di parlare a caso, visto che è l'uomo che qualche giorno fa ha avuto il compito di annunciare al mondo l'intenzione della Russia di occupare tutto il Sud ucraino fino alla Moldova. Chi si stupisce delle strane idee sul rapporto tra gli ebrei e il nazismo che il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha sfoggiato alla Tv italiana, probabilmente ignora non soltanto la potenza della propaganda del regime, ma anche quei decenni di Unione Sovietica in cui la scuola, i libri e i film hanno insegnato a milioni di persone una storia molto diversa da quella studiata in Europa. Quella Seconda guerra mondiale che in Occidente è stata considerata per ottant'anni un esempio di come i russi fossero parte dell'Europa e della sua storia, nelle scuole russe viene chiamata la Grande guerra patriottica, è iniziata nel 1941 e si è conclusa il 9 maggio del 1945 (un giorno dopo la capitolazione di Berlino agli Alleati) con quella che era una vittoria che la Russia non vuole condividere con nessuno: «Abbiamo vinto da soli», ha sostenuto Putin davanti alle sue truppe qualche anno fa. Era fondamentalmente una guerra di russi contro i «fascisti», l'eterno nemico occidentale, «avevano l'obiettivo di sterminarci tutti, come oggi vogliono fare i seguaci di Hitler», dice Nikolay Patrushev, il potente segretario del Consiglio di sicurezza russo, ex capo dei servizi segreti di Putin, che in un'intervista al giornale governativo Rossijyskaya Gazeta sostiene che il nazismo sarebbe stato «finanziato dall'Occidente» e in particolare da «compagnie americane». Una storiografia sovietica mischiata a un'idea di eccezionalismo nazionale, in un mix propagandistico che rende facile per l'ex presidente Dmitry Medvedev paragonare il Bundestag al Reichstag per gli aiuti all'Ucraina, e al tabloid Komsomolskaya Pravda scrivere che a fornire aerei e carri armati alla Wermacht siano stati gli stessi Paesi che oggi aiutano Kyiv, inclusi la Polonia e la Repubblica Ceca, in quel momento già inghiottite dai nazisti (anche grazie alla spartizione dell'Europa dell'Est con Stalin). L'obiezione che un nazista non può essere ebreo - che molti polemisti occidentali hanno lanciato alla propaganda russa sui «nazisti ucraini» - in Russia spesso non viene nemmeno compresa. Nelle scuole sovietiche si insegnava che il nazismo era contro i russi, e la Shoah è stata raccontata poco e male: il memoriale di Babyn Yar, a Kyiv, sito del più grande singolo eccidio nazista in Europa dell'Est, era stato dedicato ai «cittadini sovietici», senza alcuna menzione specifica degli ebrei. Solo con il collasso del Muro, e dell'antisemitismo di Stato, gli ex sovietici hanno scoperto dai film di Hollywood che in realtà il fuhrer era ossessionato dallo sterminio degli ebrei. Una verità storica ovviamente conosciuta dai professionisti, e scritta nei libri, ma mai narrata al grande pubblico, che ha assorbito - soprattutto nelle generazioni più anziane - la narrativa di una Russia perennemente invasa da Occidente. Non è un caso che Patrushev equipara l'attacco di Hitler a quello di Napoleone nel 1812, presentanto il suo Paese come baluardo contro le tirannie che arrivano da Ovest. Un conflitto permanente, «esistenziale» come lo definisce Lavrov, e la guerra in Ucraina diventa nell'immaginario del Cremlino non solo un'imitazione nostalgica, ma la prosecuzione diretta di quella avanzata su Berlino che i propagandisti putiniani promettevano di «replicare se serve». La Vittoria di Stalin, che Putin ha trasformato in un culto nazionale, era stata dunque conquistata soltanto a metà: alla vigilia della festa nazionale sui muri vengono affissi manifesti di soldati dell'Armata Rossa, e due date: «1945-2022». --© RIPRODUZIONE RISERVATA