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L'INTERVISTASilvio Puccio / paviaVia il Green pass al ristorante, in palestra o al bar, mascherine solo raccomandate per molte delle attività quotidiane, come andare al supermercato o lavorare. Sono solo alcune delle restrizioni allentate a partire da oggi, nel percorso verso la normalità iniziato con la fine dello stato d'emergenza lo scorso 31 marzo. «La circolazione del virus resta ancora alta, anche se le regole vengono revocate». Giovanni Maga, direttore dell'istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia, commenta così il cambio di passo verso un'estate senza limitazioni. Oggi cade l'obbligo di mascherine al chiuso, al lavoro o in altre attività, per molti mesi un argomento tabù mentre altri Paesi le hanno abolite tempo fa. Cosa ne pensa?«Non bisogna interpretare queste aperture come un segnale che il virus sia sparito. Deve essere chiaro che la mascherina andrebbe sempre utilizzata nei momenti a rischio perché riduce in modo importante la possibilità di contagio, specie al chiuso come nei supermercati o al lavoro, dove si sta per tanto tempo a contatto con le persone. Perché dobbiamo rinunciare a proteggerci sapendo che c'è un pericolo? È illogico. Giusto mediare tra le esigenze delle attività e dei locali e la necessità di contenere i contagi, ma è difficile entrare nel merito dal controllo dell'infezione ora che ci stiamo avviando a una gestione normale del virus».Le nuove infezioni quotidiane sono ancora tante e molte persone si sono ammalate una seconda volta. Come mai?«Dipende da almeno due motivi. Il primo è Omicron 2, la sottovariante di Omicron che sta diventando dominante anche da noi. Ciò causa un aumento delle reinfezioni. Persone cioè, che hanno avuto il Covid in passato e che si sono ammalati di nuovo perché l'immunità acquisita con la prima infezione non li protegge abbastanza dal nuovo ceppo virale. È possibile un calo dei contagi nei mesi estivi, dove di solito la curva scende per via delle attività all'aperto e del caldo, che sfavorisce il virus. Ma con Omicron 2 in giro bisogna ancora capire cosa succederà. In ogni caso il consiglio è la prudenza: utilizzare le mascherine e vaccinarsi con la terza dose se non lo si è ancora fatto. Al contrario, sarebbe come uscire di casa senza ombrello quando piove pretendendo di non bagnarsi».C'è chi dice che con queste varianti il vaccino serva meno. Cosa ne pensa?«È un falso mito da sfatare. Dev'essere chiaro che questi vaccini sono lo strumento migliore che abbiamo. Togliere l'obbligo di Green pass per quasi tutte le attività sociali non vuol dire che la vaccinazione non serve più o che i vaccini non sono aggiornati, anzi. I dati dimostrano che completando il ciclo con la terza dose si ha ancora una buona protezione dal contagio di circa il 65%. Questo vuol dire evitare l'infezione in poco più di una occasione su due, che non è poco. Se si considera poi che i vaccini fanno da scudo alle forme più gravi di contagio, evitando molti casi di ospedalizzazione, è chiaro che questo è uno dei punti su cui dobbiamo insistere se vogliamo continuare a proteggerci e condurre una vita normale».Il conteggio dei nuovi positivi giornalieri è veritiero secondo lei?«I dati che abbiamo ci dicono che siamo di fronte a una probabile sottovalutazione della circolazione del virus. La maggior parte delle persone ormai fa il tampone solo per verificare la guarigione o dare un significato ai loro sintomi. È vero, molti casi portano solo a forme lievi di malattia e non comportano ospedalizzazione. Ma adesso abbiamo una maggiore consapevolezza degli strascichi a medio-lungo termine del Covid, che può dare stanchezza, dolori articolari o tosse prolungata, sintomi che permangono anche in alcuni casi lievi. Per questo è importante proteggersi usando le mascherine, e vaccinarsi». --