L'Ucraina

Gli ucraini riescono di nuovo a sfondare i cieli russi, mentre le truppe del Cremlino bombardano senza sosta l'acciaieria Azovstal nel Donbass, togliendo di giorno in giorno le speranze di sopravvivenza ai civili imprigionati a Mariupol. L'offensiva di Kiev colpisce nella regione di Belgorod, vicino al villaggio di Staraya Nelidovka, mandando in fiamme un deposito di munizioni nella Russia occidentale al confine con l'Ucraina. Un attacco mirato, denunciato dall'agenzia russa Interfax, che ha però precisato che non ci sono state vittime, due i feriti, non viene precisato di che entità. Non è la prima volta che l'Ucraina riesce a colpire sul territorio russo: a fine marzo, nella stessa zona era saltato in aria un altro deposito militare, testimoniato dai racconti e dai video sui social di un grande boato e un enorme incendio. In quel caso, erano stati con probabilità elicotteri ucraini, che avrebbero mandato in fiamme otto serbatoi di petrolio. Per rappresaglia, dice la Tass, l'Fsb, il Servizio federale per la sicurezza russo, ha arrestato due russi «sostenitori dei nazionalisti ucraini» che progettavano un altro «sabotaggio» nella regione di Belgorod. Volevano, secondo Mosca, danneggiare la rete ferroviaria usata dalle truppe impegnate nell'«operazione militare speciale», dice la propaganda del Cremlino. Sul fronte della guerra, invece, la morsa russa su Mariupol, la città del Sudest massacrata e rasa al suolo, non si allenta. Attacchi aerei hanno bersagliato anche ieri l'ex acciaieria più grande d'Europa, mentre il comandante della 36esima Brigata dei marines ha riferito che nella fabbrica ci sono oltre 600 feriti, tra civili e militari, senza medicine nè la possibilità di essere curati. E ha lanciato un nuovo appello per un'evacuazione in stile Dunkirk: «Vivono in centinaia, compresi i bambini, in condizioni anti-igieniche, stanno per finire cibo e acqua». Foto crude dall'Azovstal, in un video diffuso dal Battaglione Azov, mostrano corpi ammassati, non si sa se vivi o morti, corpi malandati con bende artigianali ovunque, riversi su brandine di fortuna. L'Onu sta lavorando per coordinare la liberazione dei civili: «Dobbiamo assicurarci che venga fermata l'attività militare e che la situazione sia tale che possiamo portare le persone in salvo. Non ci sono ancora tali condizioni», fa sapere il vice portavoce del segretario generale, Farhan Haq. Si parla di diversi giorni per completare l'operazione. Ieri, intanto, le donne dei combattenti del Battaglione Azov, madri, compagne, sorelle, hanno manifestato in piazza Maidan a Kiev, per chiedere corridoi umanitari anche per i militari feriti e l'invio di armi. Con il viso dipinto di rosso sangue o dei colori della bandiera nazionale, hanno intonato l'inno nazionale e scandito slogan al governo, alle Nazioni Unite e alla Croce Rossa: «Salvate Mariupol», «Salvare i nostri bambini», «Salvate Azovstal», ma anche contro «Putin assassino». L'artiglieria russa non ha risparmiato neppure l'ospedale di Severodonetsk, uccidendo una persona. Da parte sua, Kiev ha ammesso che i suoi soldati si sono ritirati da cinque villaggi nell'Est del Paese, tre nella regione di Kharkiv e altri due nella regione di Donetsk. Le operazioni offensive russe si concentrano anche nelle aree di Severodonetsk, Popasna e Kurakhiv. Le forze di Mosca stanno cercando di consolidare un ponte di terra verso la Crimea e di occupare le regioni costiere ucraine. Mentre «due bombe al fosforo russe hanno colpito la città di Avdiivka, mirando a un grattacielo», spiega su Telegram il governatore della regione di Donetsk, Pavlo Kyrylenko. Nei pressi della città di Orikhiv, nella regione di Zaporizhzhia, due veterani americani che combattono come volontari al fianco degli ucraini, sono rimasti feriti. Vladimir Putin continua a diffondere il suo verbo per rassicurare il suo popolo: «Gli obiettivi dell'operazione speciale saranno portati a termine, compresi i compiti di sicurezza dei residenti in Donbass e Lugansk, della Crimea russa e di tutto il nostro Paese. Siamo un grande Paese e l'Ucraina era una minaccia». Ma nella città, Kherson, che ieri avrebbe dovuto «festeggiare» l'arrivo dei russi con un referendum per l'annessione (rimandato a maggio), le truppe di Mosca hanno usato gas lacrimogeni per disperdere una manifestazione. Kherson è l'unico centro che i russi riescono a controllare, ma molti residenti non sono per nulla d'accordo ad essere «liberati». --© RIPRODUZIONE RISERVATA