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Paolo Russo / ROMAI contagi non scendono più. Anzi, da tre giorni sembrano aver rialzato la testa. E di morti, in calo l'ultima settimana, negli ultimi tre giorni se ne sono contati 574. Numeri ben distanti da quelli di una semplice influenza, che di vittime ne fa 8mila, ma in un anno.Con questo quadro di ancora grande incertezza alla fine l'annunciata cabina di regia con Draghi per decidere se togliere le mascherine al chiuso non si farà. Se la caverà da solo il Ministro Speranza con una ordinanza che verrà emanata la prossima settimana, dopo aver consultato i ministri interessati. Ma il fatto che la decisione venga demandata al titolare della Salute senza un confronto con l'ala aperturista del governo, capeggiata dal ministro del Turismo Garavaglia, lascia prevedere che alla fine le mascherine resteranno a coprire naso e bocca al chiuso quasi ovunque anche dopo il primo maggio. Quando scadrà il decreto con le ultime restrizioni. Anzi, a volto coperto si resterà anche all'aperto nel caso di stadi o concertoni, dove si verificano quegli assembramenti ritenuti dagli esperti della Salute comunque veicolo di contagio anche se all'aria aperta. Sicuramente continueremo ad utilizzare i dispositivi di protezione quando si viaggia in un mezzo di trasporto urbano o extraurbano, al cinema, al teatro, nelle sale da concerto e nei luoghi di lavoro. Perlomeno quando non sia possibile rispettare sempre il metro di distanziamento. Ed è probabile che a questo punto si continuino a seguire a volto coperto anche le lezioni in classe, dalle elementari in su. Senza mascherina invece ci si dovrebbe poter muovere dentro bar, ristoranti, palestre e negozi.Addio Green PassDal prossimo mese andrà poi in pensione ovunque il Green pass, compreso quello base rilasciato con il solo tampone. Il che consentirà ai non vaccinati di tornare al lavoro e alla vita sociale senza doversi sottoporre a un test ogni 48 ore. Questo perché secondo gli esperti il certificato ha oramai esaurito il suo compito principale, che era quello di spingere i diffidenti a vaccinarsi. Ma oggi la campagna vaccinale è oramai ferma al palo perché c'è uno zoccolo duro di no vax difficile da scalfire. Compresi quelli che per non essere esclusi da tutto alle fine hanno fatto le due dosi di vaccino, ma che ora non ci pensano proprio a fare la terza. Senza la quale sono quasi 7 milioni di italiani, che dopo 4 mesi dalla seconda puntura vedono così crollare al 30% la protezione dal contagio. E secondo gli esperti c'è questo, insieme al clima da liberi tutti post stato di emergenza alla base di questa nuova alzata di testa del virus, che negli ultimi tre giorni ha sempre fatto registrare più contagi di quelli conteggiati una settimana prima. Ieri 73.212, che sono circa 8mila in più di quelli del venerdì di sette giorni fa. E i morti da 166 sono risaliti a 202. Numeri ancora alti, che sembrano contrastare con quelli dei ricoveri, che il monitoraggio settimanale a cura dell'Iss, indica invece essere stabili, con soli 411 pazienti gravi nelle terapie intensive. Tanto il virologo Massimo Galli che il microbiologo Andrea Crisanti, spiegano con il fatto che a non farcela sono quasi sempre ultraottantenni con altre patologie. Persone che, pur vaccinate, una volta colpite dal Covid vedono precipitare rapidamente la propria condizione clinica, senza che si faccia in tempo a ricoverarli in terapia intensiva. Segno evidente che per i grandi anziani e le persone con il sistema immunitario compromesso il Covid resta una minaccia seria, anche nella versione "rabbonita" di Omicron. In tutto parliamo di 4 milioni di persone che hanno bisogno di essere ancora protette. Con i nuovi antivirali ora prescrivibili dai medici di famiglia. Ma anche tenendo su le mascherine. --© RIPRODUZIONE RISERVATA