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Le truppe del Cremlino puntano a «prendere il pieno controllo» non solo «del Donbass» ma anche «dell'Ucraina meridionale», che «rappresenta un altro accesso» alla regione separatista moldava della Transnistria: le parole del generale russo Rustam Minnekayev sembrano indicare che gli obiettivi strategici del Cremlino nell'aggressione militare contro l'Ucraina possano in teoria andare ben oltre le ipotesi avanzate recentemente da molti osservatori, nonché oltre le mire indicate a marzo dallo stesso governo russo. Il comandante ad interim del distretto militare centrale russo ha infatti confermato l'idea - già rimarcata da molti analisti - che Mosca punti a ottenere «l'apertura di un corridoio terrestre verso la Crimea», la penisola sul Mar Nero che la Russia si è di fatto annessa nel 2014 con un'invasione di uomini armati e senza insegne di riconoscimento violando palesemente il diritto internazionale. Ma il generale Minnekayev ha soprattutto affermato che gli invasori russi vorrebbero «il controllo dell'Ucraina meridionale», cosa che chiuderebbe a Kiev l'accesso al mare, e ha appunto definito il sud dell'Ucraina «un'altra via d'accesso alla Transnistria»: una regione separatista della Moldova dove la Russia ha da anni una propria presenza militare e che non dista molto dall'importantissima città portuale di Odessa, sulla costa sud-occidentale dell'Ucraina. Difficile dire dove finiscano le reali dichiarazioni di intenti e dove inizi la propaganda del Cremlino, ma certo le parole del generale russo hanno messo in allarme il governo moldavo, che ha subito convocato l'ambasciatore russo a Chisinau, mentre Kiev ha accusato Mosca di «imperialismo». Le truppe russe - accusate di atrocità e crimini - in verità stanno incontrando non poche difficoltà sul campo di battaglia. «La parte sulla Transnistria ovviamente è quella che suscita più preoccupazione, nel senso che un'eventuale offensiva nella parte sud» dell'Ucraina «preoccupa la Moldavia come preoccupa la Turchia», spiega l'analista dell'Ispi Eleonora Tafuro Ambrosetti, rimarcando però che «i russi non stanno avanzando con un grado di successo molto alto che possa poi far presagire operazioni più ampie come la presa di Odessa». «Quindi - prosegue l'esperta - sicuramente bisogna prendere questa dichiarazione con molta cautela, e la giusta preoccupazione. Però allo stesso tempo molte parti di queste dichiarazioni sono semplicemente un reiterare cose che sono già state dette e ridette o che sono evidenti guardando all'evoluzione delle cose sul campo». La Russia di Putin sembra comunque aver alzato l'asticella delle proprie mire sull'Ucraina. Almeno a parole. E lo ha fatto proprio il giorno dopo che Putin ha dichiarato che i soldati russi avrebbero conquistato Mariupol - circostanza negata da Ucraina e Usa - e ha persino usato la parola «successo» per definire l'esito dell'assalto alla città, devastata e fatta a pezzi nella sanguinosa guerra da lui ordinata e dove hanno perso la vita tantissimi civili innocenti. Le forze armate russe hanno invaso l'Ucraina il 24 febbraio con un'offensiva su vasta scala attaccando ampie porzioni di territorio, compresa la zona della capitale, Kiev. La propaganda russa ha dipinto l'aggressione come un'operazione per difendere gli abitanti del Donbass e Putin ha detto di volere la «denazificazione» dell'Ucraina, seguendo la sua stessa narrazione infondata secondo cui il governo di Kiev sarebbe un covo di fascisti. Ma l'avanzata delle truppe russe non ha avuto l'esito desiderato dal Cremlino, che secondo molti osservatori immaginava una guerra lampo. Dopo un mese di combattimenti e un altissimo numero di morti, Mosca ha così annunciato un cambio di strategia, ridimensionando le sue mire e dicendo di puntare al Donbass: la zona del sud-est dell'Ucraina dove la Russia è da tempo accusata di appoggiare militarmente i separatisti filorussi in un conflitto scoppiato otto anni fa e dove, poco prima dell'invasione, Putin aveva riconosciuto le due "repubbliche" separatiste filo-Cremlino. Diversi analisti ritengono che Putin possa cercare un qualche tipo di successo da sbandierare prima del 9 maggio, quando in Russia si celebra in pompa magna la vittoria sovietica sulle truppe naziste nella seconda guerra mondiale. --© RIPRODUZIONE RISERVATA