Lombardi: «In Ucraina una vera Resistenza ma sarei cauto nel paragone coi partigiani»

L'intervistaRoberto Lodigiani«È indubbio che stiamo assistendo a un'ingiustificata e feroce aggressione russa e che il diritto degli ucraini di decidere liberamente il proprio diritto di esistere e il proprio futuro è fuori discussione. Quindi in Ucraina è in atto a tutti gli effetti una Resistenza all'invasore. Ma sarei cauto nel tracciare un paragone con quanto accadde in Italia dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943». Pierangelo Lombardi, direttore dell'Istituto pavese per la storia della Resistenza e dell'Età contemporanea, ex sindaco di Stradella, entra nel dibattito in corso sulla guerra tra Russia e Ucraina, che si intreccia inevitabilmente al 77esimo anniversario della Liberazione, condizionando analisi e opinioni, tra polemiche e tensioni sempre più accese, «con il punto di vista e gli strumenti dello storico di mestiere, piuttosto che del commentatore politico».Professor Lombardi, che cosa differenzia la Resistenza ucraina dai partigiani italiani del 1943-45?«Tracciare un parallelo diretto mi sembra un anacronismo. Parliamo di due epoche storiche completamente diverse. La Resistenza italiana aveva caratteristiche costituenti che ora non sono presenti. Allora ci fu il crollo dell'8 settembre, la resa di uno Stato, la necessità per gli italiani di fare i conti con se stessi. Come ha ben scritto Fenoglio nel "Partigiano Johnny", bisognava decidere da che parte stare. Se proprio si vuole trovare un paragone, la Resistenza ucraina mi sembra molto più simile a quella dei partigiani russi tra il 1941 e il '44: anche allora c'era un esercito invasore, quello tedesco, uno che si opponeva, il sovietico, e i partigiani che agivano nelle retrovie del fronte».L'Anpi si oppone all'invio di armi all'Ucraina. Lei cosa ne pensa?«Io non sono scandalizzato dall'invio di armi. Certo idealmente siamo tutti a favore della pace e il pacifismo è un magnifico ideale, ma al momento non vedo le condizioni per un dialogo di pace».Del resto anche i partigiani ricevettero le armi da inglesi e americani, compresi quelli comunisti.«E' vero. Ma il crinale per così dire è molto ripido e vanno evitate le semplificazioni».Il presidente dell'Anpi Pagliarulo ha detto che non vuole bandiere della Nato alle manifestazioni per il 25 Aprile.«Io ai cortei del 25 Aprile queste bandiere non le ho mai viste. Non condivido i pregiudizi anti-Nato, anche se l'Alleanza atlantica nacque in un preciso periodo storico, segnato dalla Guerra fredda, e dopo il crollo dell'Urss nel 1991 si sarebbe dovuto ripensarla. Il che non è avvenuto. C'è un disegno rimasto incompiuto alla fine del Novecento, la preoccupazione è che con l'azione aggressiva russa la situazione si stia ancora più incartando».Lo storico Mimmo Franzinelli ha detto che il 25 Aprile dovrebbe essere inclusivo e non divisivo.«Sono completamente d'accordo con lui quando dice che la Resistenza non va imbalsamata, e che bisogna cercare la narrazione giusta perchè ha ancora tanto da insegnarci. Commemorare vuol dire non dimenticare, rinsaldare la consapevolezza di quell'evento, patrimonio comune che non appartiene solo a una parte. Bisogna interrogarsi su come il discorso resistenziale antifascista possa riguadagnare oggi senso ed efficacia. Non bastano le giornate della memoria e le ricorrenze inserite nel calendario civile. Ma vanno trovate le parole giuste, va avviata anche una riflessione che faccia del 25 Aprile un progetto culturale diffuso, la memoria al servizio di una narrazione seria e approfondita senza la quale nessuno può capire cosa furono la Resistenza e il fascismo, e quale posto occupi la Resistenza nella memoria collettiva. Servono gli strumenti adatti per far capire ai giovani che proprio da quella lotta è nata l'idea di Europa democratica aperta e plurale, dopo le immani tragedie della prima metà del '900».Non le sembra che il rischio sia proprio quello che la guerra ci riporti indietro?«I segnali effettivamente sono inquietanti. Non dimentichiamo che alla base del conflitto c'è stata anche l'incapacità di chiudere la guerra civile nel Donbass, alimentata dai russi ma senza che l'Ucraina facesse abbastanza per sanare la ferita». --© RIPRODUZIONE RISERVATA