Ezio e Fiorita, i ragazzi di Bressana che si fecero beffe dei fascisti
BRESSANALo storico bressanese Adriano Sampellegrini ha ricostruito le vicende di due giovanissimi bressanesi, il13enne Ezio Capettini e la staffetta Fiorita Milanesi, che aiutarono i partigiani facendosi beffe dei tedeschi e dei collaborazionisti fascisti. Il testo verrà letto in occasione della cerimonia di lunedì prossimo per il 77esimo della Liberazione. «Fiorita - scrive Sampellegrini - manteneva i contatti fra le famiglie e i combattenti in montagnai. La giovane aveva i nervi saldi che gli consentirono di trarsi d'impaccio dalle situazioni più intricate. In sella alla sua bici, per raggiungere Barisonzi, una frazione di Borgo Priolo, dov'era stanziato il distaccamento garibaldino Santoro, che comprendeva diversi partigiani d Bressana, venne fermata a Casteggio da due miliziani della Gnr; mentre i due confabulavano sull'opportunità di portarla al comando, lei vide arrivare un fascista casteggiano e cominciò a salutarlo come si trattasse di un grande amico; l'uomo, un po' sorpreso, rispose al saluto e andò oltre. Un miliziano gli chiese se lo conosceva bene. "Certo -rispose Fiorita - lo incontro spesso a Bressana e una volta è stato a casa mia". I due repubblichini allora la lasciarono proseguire. La ragazza scampò anche a due episodi di "fuoco amico" a Redavalle e a Torre degli Alberi. Nella primavera del '44 «Fiorita ebbe modo d'incontrare Rino Vigo, che aveva passato l'inverno a lavorare in cascina per sfamarsi e nascondersi. Da poco era entrato nella banda del Greco. Egli informò l'amica che a Bressana ci sarebbe stato un assalto alla caserma della Gnr per recuperare armi e munizioni. Sarebbe stato lui a guidare un gruppo di combattenti della sua banda e della brigata Tundra. Per dare il via all'attacco era necessario conoscere l'ora e la frequenza dei passaggi dei militari tedeschi, stanziati nei pressi del ponte sul Po. Chiese quindi all'amica di occuparsene. Dopo alcuni giorni di appostamenti, Fiorita fece avere a Rino le informazioni richieste». Fiorita contribuì anche al passaggio con la Resistenza di un gruppo di 33 soldati cechi disertori della Wehrmacht.Quanto a Ezio Capettini (nome di battaglia Monello), «diventò l'attore principale di un progetto architettato per le azioni di disarmo. Il ragazzo viveva solo con la madre, dopo che il padre Ottavio e il fratello maggiore erano diventati partigiani. Ttutte le mattine saltava sulla bicicletta e arrivava al ponte sul Po, fuori uso per i bombardamenti. A chi lo traghettava. Ezio offriva un passaggio in bici fino alla stazione di Bottarone. A metà percorso c'era un boschetto dove si nascondevano i suoi amici, che balzavano sulla strada appena lo vedevano. Al classico "mani in alto", il ragazzo si fermava di colpo e alzava le mani fingendo terrore. Se in possesso di un'arma il malcapitato ne veniva alleggerito e poi lasciato andare» Le armi vennero poi consegnate ai giovani aspiranti partigiani di Bressana. --