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È l'officina di un meccanico quella che sta bruciando. Si chiama «Carwash Service». Cambio pneumatici, lavaggio, riparazioni. Strada Shevchenka 154, quasi di fronte alla stazione di Leopoli. Non era mai successo: un missile nel centro della città. Un missile nella capitale occidentale dell'Ucraina. Le prime vittime civili sono sette lavoratori che ieri mattina erano al loro posto, come sempre. Come il governo sta chiedendo ai suoi cittadini di fare, a costo di fingere la normalità. Stavano lavorando fra un allarme e l'altro. Mai Leopoli era stata colpita al cuore dal 24 di febbraio, il giorno dell'inizio della guerra.La città era stata quasi risparmiata. È vero: il 18 marzo un bombardamento aveva distrutto l'hangar dell'aeroporto. Poi il 27 marzo era stato colpito un deposito di carburante alla periferia nord, con alcuni residenti del quartiere feriti nell'esplosione. Ma i quattro missili lanciati ieri mattina dagli aerei da guerra russi segnano una nuova fase.«Sette nostri cittadini avevano dei progetti di vita, adesso la loro esistenza è finita», ha detto il sindaco di Loepoli Andriy Sadovyi. «Quello a cui assistiamo oggi è un genocidio. È un'azione deliberata dell'aggressore per uccidere civili pacifici. Ho parlato con il capo dell'officina: piangeva e si disperava, non certo per la sua proprietà andata completamente distrutta, ma per i suoi dipendenti. Aveva sognato per tutta la vita questo lavoro. Non resta più nulla. Tra gli undici feriti, due sono in condizioni critiche. I nostri medici stanno facendo tutto il possibile e anche l'impossibile per salvarli».Ecco un altro caso di «armi intelligenti», l'ennesimo. Missili a alta precisione che si sono rivelati del tutto imprecisi. Sono stati lanciati ieri mattina, dopo che le sirene antiaeree avevano suonato a lungo. Quei missili dovevano colpire obiettivi strategici. Infrastrutture militari, o forse lo snodo ferroviario. Tagliare i rifornimenti all'esercito ucraino: questo sembrava l'obiettivo. Ma uno dei quattro ha centrato in pieno l'officina. Quello che si vedeva erano le fiamme, e dopo le fiamme una colonna di fumo nero alta sulla città. Più tardi, quando tutte le ambulanze erano già partite, alcune foto rendevano chiara la situazione: decine di auto carbonizzate in fila, l'officina ridotta a un cratere.Poco lontano c'è la stazione ferroviaria. È lo snodo più importante per i profughi ucraini. Da lì partono gli sfollati diretti in Polonia, sempre da lì passano i molti che proprio in questi giorni stanno tornando verso le case nelle città bombardate. Profughi di ritorno. Fuori dalla stazione ci sono le tende dei soccorritori, spazi per la distribuzione di acqua e cibo. Ogni giorno migliaia di persone si preparano per affrontare un lungo viaggio.Tutto questo per dire che la stazione di Leopoli era sempre stata ritenuta un luogo sicuro, necessariamente sicuro, un luogo affollato di civili. Ma che ieri mattina, dopo le esplosioni in quella zona della città, molti hanno temuto che non esistesse più. Sembrava che il fumo provenisse proprio da lì. Le prime notizie dicevano che era stato colpito lo scalo ferroviario. Come già si era visto alla stazione di Kramatorsk, sul versante Est dell'Ucraina, dove un missile ha uccisi 52 profughi in attesa di un treno.Nemmeno Leopoli è salva. Nessun posto in Ucraina lo è. È toccato a Maksym Kozytskyy, responsabile militare della regione, fare il punto: «I missili sono stati lanciati da aeroplani partiti dal Mar Caspio. Tre missili nemici hanno colpito le infrastrutture militari, compresi alcuni magazzini attualmente inutilizzati. Un altro missile è quello che ha distrutto l'officina. Dobbiamo contare sette morti e undici feriti, fra i feriti anche un bambino».Quel bambino si chiama Myron, ha 3 anni. Era fuggito da Kharkiv assieme alla madre per cercare salvezza. Ma la guerra della Russia contro l'Ucraina lo ha inseguito fino a Leopoli. Dove una scheggia dell'esplosione ha colpito una finestra di una struttura messa a disposizione dei profughi. «È un attacco brutale, piangiamo i nostri morti, la vittima più giovane aveva trent'anni», dice ancora il sindaco Andriy Sadovyi. Le sirene antiaereo suonano quasi ogni giorno a Leopoli. È difficile cercare di vivere normalmente in una situazione del genere. Terrore o assuefazione. Il 14 aprile: alle 20.55, poi ancora alle 23.19. Il 15 aprile: allarme alle 10.51. Il 16 aprile: 4.46, poi 22.33. Il 17 aprile: 4.55 del mattino. L'ultima sequenza è stata simile a molte altre: alle 6.44 il primo allarme. Poi di nuovo alle 9.33. Quando stavano per piovere dal cielo, quella volta sì, quattro missili. Quattro missili a ottanta chilometri dal confine d'Europa. Anche adesso: stanno suonando. --© RIPRODUZIONE RISERVATA