«Molti anziani non rispondono meglio mascherine e tamponi»

ROMAAndrea Crisanti, microbiologo con un passato di «professor» al prestigioso Imperial College di Londra, come spesso gli accade non teme di andare controcorrente mettendo in dubbio l'utilità di una quarta dose in autunno aggiornata su Omicorn.Crisanti, intanto il secondo booster ora a over 80 e fragili con più di 60 anni lo farebbe? «In via teorica può avere un senso, perché parliamo di condizioni che rendono più vulnerabili di fronte al virus. Il problema però è che molti di questi anziani e fragili anche se di dosi gliene somministriamo cinque, poi hanno un sistema immunitario che non risponde. Ha un senso farla se subito dopo andiamo a fare anche un sierologico per rilevare il dosaggio di anticorpi nell'organismo. Perché se fosse molto basso o inesistente allora prevederei maggiori precauzioni per loro e chi gli è vicino».Come li proteggerebbe coloro che non rispondono al vaccino?«Tanto per cominciare facendo continuare a portare le mascherine a loro e a chi li accudisce. E se sono in età lavorativa consentendo loro di proseguire l'attività in smart working. Però dobbiamo anche farli tornare a una normale vita sociale ed affettiva. Per farlo basterebbe garantire un sussidio che consenta a chi è socialmente debole di coprire i costi di un tampone periodico a parenti e badanti. Con queste precauzioni potremmo ridurre di tanto sia i casi che i morti. Che sono ancora tanti, qualcosa come 150-180 al giorno, che significano 60 mila all'anno. Stiamo tornando a 150 anni fa quando le malattie infettive erano la prima causa di morte».Basterebbe a proteggere i fragili e gli anziani?«Non c'è altro modo perché con l'indice di contagiosità che ha Omicron le misure di contenimento non funzionano più. Guardi cosa sta succedendo a Shanghai, sono da quasi un mese in lockdown e ancora non si vede la fine».In autunno, con i vaccini aggiornati sulla variante Omicron, estenderebbe la quarta dose almeno a tutta la popolazione adulta?«Il virus muta più velocemente della nostra capacità di aggiornare il vaccino. Magari in autunno ci ritroviamo come prevalenti varianti diverse da Omicron. In quel caso sarebbero soldi buttati. Non sono contrario all'aggiornamento in sé dei vaccini ma non vorrei che si seguissero più che altro gli interessi aziendali. Per esempio il vaccino Covid più anti-influenzale è a mio avviso un'operazione commerciale, perché l'influenza con le misure di contenimento è quasi scomparsa».E al vaccino pan-coronavirus crede?«Non ci farei troppo affidamento perché è difficile prevedere con quale repertorio di varianti dovremo confrontarci in futuro. Piuttosto mi concentrerei nella ricerca di un vaccino più duraturo di quelli attuali. Questa è la priorità, perché oggi anche contro la malattia grave la protezione regge 8-10 mesi, non di più. A Hong Kong, dove si sono vaccinati un anno fa, la nuova ondata li ha messi in ginocchio». In attesa di un vaccino long-time che farebbe?«Sapendo di non poterlo contenere farei circolare più liberamente il virus. Proteggendo però come detto anziani e fragili».Quindi niente più mascherine al chiuso e quarantena per i positivi?«Sì, perché con Omicron è cambiato il paradigma. La priorità non è più controllarne la diffusione ma non far ammalare i fragili». PA. RU. --© RIPRODUZIONE RISERVATA