Sanità, sale la protesta degli infermieri «Una beffa l'aumento di soli 40 euro»
PAVIAErano gli eroi della guerra al Covid, i soldati che hanno combattuto il nemico invisibile nei mesi più bui della pandemia. E ora quegli stessi infermieri, Oss e personale Asa sono già stati dimenticati. Al punto, spiegano i sindacati, che si è stati costretti ad una mobilitazione generale per tornare ad accendere i riflettori sui lavoratori del comparto sanità. le cifreUn comparto che, in provincia di Pavia, conta circa 5mila dipendenti. Ieri la giornata di protesta, organizzata sull'intero territorio nazionale, per chiedere la revisione del contratto di lavoro, l'aumento delle indennità, ferme da 10 anni, la valorizzazione delle professionalità, ma anche un piano assunzioni straordinario. Tutte questioni rimaste sul tavolo per troppo tempo, sostengono le organizzazioni sindacali. Questioni che riguardano anche il personale delle funzioni locali, circa 2 .500 lavoratori sul territorio provinciale, e che ieri Americo Fimiani e Patrizia Sturini, Cgil, Domenico Mogavino, Cisl, e Andrea Galeppi e Maurizio Poggi, Uil, hanno rilanciato durante l'incontro in prefettura. Perché, spiegano, è insostenibile un aumento di 40 euro lordi al mese per questi lavoratori. La richiesta è di raggiungere quota 150 euro lordi. Si tratta, per lo Stato, di uno stanziamento di circa 400 milioni.«Non parliamo dei circa 38 miliardi previsti per le spese militari - sottolineano i sindacati -. Chiediamo risorse per aumentare i fondi del salario accessorio e per far crescere la busta paga. Non si deve dimenticare che il contratto di lavoro dei dipendenti dei comparti sanità e funzioni locali era stato sottoscritto nel 2018, dopo essere stato fermo al palo per dieci anni. E, quando ci era stato proposto di firmarlo, avevano raccontato che sarebbe stato un contratto ponte e quindi temporaneo. Invece è in stand by da quattro anni. Assurdo quindi che si trovino le risorse per armarci, ma non per riconoscere il lavoro di chi è quotidianamente in prima linea e che, nel periodo della pandemia, ha combattuto senza riserve». Ricordano le organizzazioni sindacali come, nel periodo più feroce del Covid-19, il personale della sanità sia andato in battaglia a mani nude. Senza adeguati dispositivi di protezione e senza conoscere il nemico. E ricordano chi è morto per salvare la vita agli altri. «Non si può e non si deve dimenticare. L'Italia non si è completamente fermata proprio grazie a loro. A chi lavora nella sanità, ma anche al personale dei Comuni. Tutti lavoratori che la guerra l'hanno fatta senza mai tirarsi indietro». E invece, ribadiscono i sindacati, oggi ci si è dimenticati di loro. Anzi, spesso sono vittime di attacchi e aggressioni, per non parlare delle minacce sui social. Attacchi fisici e anche psicologici. Che arrivano da una parte di no vax, ma anche da pazienti insoddisfatti. «Durante la pandemia erano osannati come eroi. Loro si schivavano, sostenendo che facevano solo il proprio lavoro. Quello che hanno sempre chiesto è stata soltanto maggiore attenzione. Un'attenzione che tarda ad arrivare anche dallo Stato, come dimostra la non volontà di trovare un accordo sulle richieste presentate». Invece, aggiungono, è ora di dare risposte e di attribuire i giusti riconoscimenti professionali ed economici. «Chiediamo di trovare i fondi per un contratto dignitoso». --Stefania Prato