L'Italia guarda alla Macedonia con un occhio a Wembley

Guglielmo BuccheriINVIATO A FIRENZEDall'Auditorium all'Aula Magna di casa azzurri, a Coverciano si possono contare i passi: cento, poco più. Roberto Mancini si ritrova per la prima volta a raccontare le sue vigilie - stavolta tra le meno banali della nostra storia recente - con la gigantografia della notte di Wembley ai suoi lati. «A questo dobbiamo pensare, all'Europeo vinto non per caso: servirà a ritrovare conoscenze e leggerezza ora che ci giochiamo il pass per il Mondiale». Le immagini dei trionfi azzurri rendono magico questo luogo e il passaggio vissuto a Wembley gli restituisce una sacralità sportiva rinnovata. Ci siamo. Dopo quattro mesi l'Italia di Mancini si rimette in moto nella maniera a lei più congeniale: sfide da dentro o fuori come accaduto ad Euro 2020 tra gli ottavi di finale con l'Austria e la finalissima contro i padroni di casa inglesi. Ci siamo. E dentro al gruppo chiamato a non fallire la doppia missione - giovedì contro la Macedonia a Palermo, cinque giorni più tardi, si spera, in Portogallo o Turchia - c'è una parte significativa di ragazzi che un'attesa così l'hanno già attraversata: 10 e 13 novembre del 2017, Svezia-Italia 1-0 e Italia-Svezia 0-0 con il viaggio per la Russia 2018 andato in fumo. Donnarumma, Florenzi, Bonucci, Chiellini, Jorginho, Verratti, Immobile, Belotti ed Insigne facevano parte della spedizione a guida Giampiero Ventura e fanno parte della narrazione di oggi. Nessun «Piano B»Mancini non conosce un piano B («Forse c'è per voi, non per me: io penso solo ad andare al Mondiale per vincerlo...», dice) e conosce il modo per allontanare i cattivi pensieri. «Chi c'era nel precedente spareggio può ripensarci, ci sta, siamo umani. Ma - sottolinea - in quei momenti bisognerà tornare con la mente a luglio, alla vittoria che nessuno aveva pronosticato». Un tuffo nel passato, ma recente: la via indicata dal ct. Mancini non ha ottenuto nemmeno un'ora in più di lavoro con i suoi azzurri perché il campionato dei club fuori dalla Champions agli ottavi non ha dedicato nemmeno un'Assemblea di Lega per provare a fermarsi e fare, così, un assist a chi il movimento italiano ha nobilitato la scorsa estate. «Ormai è andata così, non ci possiamo fare più niente: ora mi trovo a preparare la prima partita con mezzo allenamento e l'eventuale seconda con un solo allenamento al completo», sottolinea Mancini. E al ct azzurro non cambiano l'umore quelli che qualcuno ha definito gufi e gufetti. «Ci sono sempre stati, non è un problema. Noi siamo concentrati su questi playoff da tempo», racconta. Nell'Aula Magna di Coverciano, Wembley fa da sfondo alla settimana che dovremo vivere senza paura. «Un po' di sfortuna ci ha portato a giocarci il Mondiale così, ma sono ottimista: il bello sarà a novembre, facciamo passare questi giorni di passione...», saluta il Mancio. Ricordarsi dell'11 luglio il suo messaggio. --© RIPRODUZIONE RISERVATA