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ROMAIl colpo si farà certamente sentire e sarà molto pesante. Secondo il presidente dell'Istat, Blangiardo, a causa della guerra in Ucraina e del caro energia che incendia il prezzi, ci giocheremo almeno 0,7 punti di Pil ed è possibile che la crescita del primo trimestre «sia molto vicina allo zero». L'agenzia di rating Fitch vede ancora più nero e, a sua volta, taglia le nostre stime di crescita più di quanto non faccia per l'Eurozona che scende da 4, 5 al 3%, mentre l'Italia dal +4, 3% va al 2,7%, e più del doppio del resto del Mondo (che da +4, 2 scenderà a +3, 5). La situazione preoccupa non poco imprese e sindacati che, non a caso, ieri sono tornati a chiedere un rafforzamento degli ammortizzatori sociali e nuove misure di sostegno al governo. Tra i consumatori, e non solo, c'è invece grande attesa per il taglio di 25 centesimi del prezzo dei carburanti previsto dal decreto-Ucraina varato venerdì dal Consiglio dei ministri che, dopo le ultime sistemazioni del testo, entro oggi dovrebbe essere trasmesso al Quirinale per la controfirma ed essere quindi subito pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, per rendere esecutivi gli sconti già da domani. In attesa del taglio delle accise, nel fine settimana le compagnie hanno tenuto fermi i prezzi raccomandati di benzina e gasolio. Stando alle rilevazioni di Quotidiano Energia il prezzo medio nazionale praticato della benzina in modalità self service è stato così pari a 2,137 euro al litro (2,257 il servito), mentre il diesel oscillava tra 2,122 (self) e 2,244 (servito). Una volta entrato in vigore il decreto, i prezzi scenderanno a quota 1,9-2 euro al litro. Assopetrolio e Assoenergia sostengono che la riduzione dell'accisa sui carburanti rischia di creare un danno a chi vende e distribuisce carburanti, perché sui prodotti immagazzinati hanno già versato le imposte dovute e quando lo sconto sarà operativo avranno delle perdite. E, per questo, mentre la Procura di Roma accelera la sua inchiesta per verificare le possibili manovre che hanno fatto lievitare i listini, tutti gli operatori del settore sono pronti a mobilitarsi se dal governo non otterranno degli indennizzi. Dopo Confindustria nazionale ieri anche le principali associazioni industriali del Nord (Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna) hanno espresso «profonda insoddisfazione e preoccupazione» a seguito delle misure approvate venerdì dal governo, segnalando che in assenza di misure strutturali e più consistenti «il sistema industriale italiano rischia la paralisi». Tutto il settore del commercio e del turismo e tutto il comparto artigiano, oltre ai sindacati confederali, invece ieri, nel corso di un incontro con il ministro del Lavoro Orlando per fare il punto sulla riforma degli ammortizzatori sociali, hanno chiesto di rafforzare ed estendere le dotazioni a disposizione di lavoratori e imprese, per far fronte alla nuova situazione di crisi. Venerdì, tra le varie misure, il governo ha concesso un ulteriore periodo di cassa integrazione ordinaria, che dovrebbe essere di 26 settimane (8 per il comparto del turismo), per chi si trova in «particolare difficoltà economica» a causa del caro energia e della carenza di materie prime, e abbia esaurito il limite precedente. Ma questo intervento, finanziato sino a fine anno con 150 milioni di euro, rischia di non bastare. Da Confcommercio, Confesercenti, Cna, Confartigianato e Casa è così arrivata la richiesta di non fare «distinzioni» tra le aziende e di continuare a garantire la copertura degli ammortizzatori sociali (oltre il limite del quinquennio o del biennio mobile). Secondo il ministero, «la riforma degli ammortizzatori è pienamente operativa ed è già in grado di fronteggiare le principali difficoltà che si stanno delineando a causa della crisi internazionale». Orlando si è comunque detto pronto a valutare ulteriori misure di sostegno tenendo aperto il canale di dialogo con tutte le parti sociali: «Visto che gli scenari sono imprevedibili - ha spiegato - si tratterà di adeguare via via gli strumenti che abbiamo a disposizione». --© RIPRODUZIONE RISERVATA