"Sorry we missed you" di Loach turbo capitalismo senza pietà

Girato tre anni dopo il bellissimo "Io, Daniel Blake" (2016), premiato con la Palma d'Oro al 69° Festival di Cannes, e un anno prima della pandemia (2019), domani sera (alle 21.15) al Movieplanet di Parona - per la rassegna "Altre Visioni" curata da Cristina Francese - ci sarà "Sorry we missed you", il più recente capolavoro del maestro britannico Ken Loach, da sempre regista che, espressione di un cinema impegnato e attento all'attualità, con questo film racconta le problematiche della gig economy, nuova frontiera della precarietà.la tramaLa vicenda, ambientata a Newcastle, vede una (stremata) famiglia di quattro persone (marito, moglie e due figli rispettivamente di 17 e 11 anni), sulla soglia della povertà, combattere ogni giorno contro i debiti dopo il crack finanziario del 2008. Ricky, il padre (un eccezionale Kris Hitchen), un giorno decide di acquistare - vendendo la macchina della moglie (Debbie Honeywood), costretta ora a fare la badante usando i mezzi pubblici - un furgone per avviare una carriera di corriere freelance. Ancora non sa quanto duro possa essere quell'impiego: costretto a lavorare 14 ore al giorno, pressato e schiavizzato da un sistema tecnologico di consegne che lo avvicinerà sempre più a un punto di rottura. un atto di accusaRealizzato prima della già (e ancora in corso) devastante pandemia del 2020 e dell'attuale e terribile Guerra in Ucraina, "Sorry we missed you" era un potente atto di accusa contro lo sfruttamento disumanizzante che nel singolo individuo genera continue ripercussioni nella propria vita famigliare e sociale. La cosiddetta gig economy (il modello economico basato sul lavoro accessorio), i lavoratori autonomi o a chiamata dalle agenzie, la precarietà dell'impiego, sono aspetti che Loach ha affrontato con questo film: «Qui non si tratta del fallimento dell'economia di mercato - dichiarò il regista -, al contrario è la logica evoluzione del mercato, conseguenza della concorrenza selvaggia a ridurre i costi e ottimizzare i profitti». Per Loach, il mercato non si interessa della nostra qualità di vita, «è preoccupato solo di fare soldi e le due cose non sono compatibili». La comprensione, umana, invece sarà naturale: sono le esperienze vissute dai protagonisti del film, riconosciute come autentiche, che ci toccano nel profondo. --giacomo arico