In cella chi parla di invasione e il Cremlino oscura le reti tv
il casoAlberto SimoniCORRISPONDENTE DA WASHINGTONMentre i giornalisti stranieri facevano, chi le valige per lasciare la Russia e chi si metteva forzatamente in ferie, Dmitri Peskov, arcigno volto del Cremlino, spiegava lapidariamente che la legge votata dalla Duma e firmata da Putin che punisce con la detenzione sino a 15 anni i reporter che diffondono «menzogne» è «stata necessaria per fermare la guerra d'informazione». A Mosca, nell'etere, sul web, sulla carta stampata, solo ricorrere al termine «invasione» diventa reato. La pena, per chi dovesse avere l'ardire di scivolare sulla verità: una cella. Impossibile in queste condizioni garantire la copertura degli eventi e tutelare cronisti, stringer e giornalisti. Così una dopo l'altra le grandi Tv americane, come Cbs e Abc, e agenzie di stampa hanno sospeso le attività. Una censura a tempo indeterminato. La Cnn ha tolto il segnale bloccando le trasmissioni immediatamente. La copertura del conflitto continuerà grazie allo schieramento poderoso di inviati in Ucraina e ai confini in una sorta di riedizione contemporanea di quello che fu il grande progetto di Radio Free Europe e Radio Liberty pensato da George Kennan, il diplomatico padre della strategia del contenimento sovietico, che dalla sede prima di Monaco e poi di Praga durante gli anni della Guerra Fredda recapitava su onde medie e corte ai Paesi oltre cortina di ferro notizie su cosa stava realmente accadendo. La Bbc già venerdì - con Voice of America, Radio Free Europe e Deutsche Welle - è stata vittima dell'oscuramento del segnale e del suo sito: la motivazione dell'ente di controllo russo è che «diffonde false informazioni». Il braccio di ferro fra Cremlino e Bbc viene da lontano e ha avuto un picco in estate quando la storica corrispondente Sarah Rainsford era stata espulsa con una delle tattiche più in voga a Mosca: il non rinnovo del visto. Misura assolutamente anomala per una giornalista che stava in Russia da vent'anni. La mossa del Cremlino era la conseguenza della decisione britannica di revocare la licenza a Russia Today, megafono putiniano nelle più importanti capitali occidentali. Guarda caso questa settimana RT è stata messa fuori gioco dall'Unione europea in una decisione storica. La Bbc ha già detto che continuerà la copertura degli eventi spostando gli inviati nei Paesi vicini e raggiungendo così i 10, 7 milioni di spettatori che ogni giorno seguono il suo canale in russo, un'audience triplicata in un anno. Nello stesso lasso di tempo il sito in inglese ha avuto un boom: più 252% di accessi nell'ultima settimana. Via anche la Rai: due corrispondenti e quattro inviati non trasmetteranno più da Mosca. Marc Innaro, capo della sede, ha detto che i 4 inviati torneranno in Italia, lui e il collega Sergio Paini sono stati messi in ferie. Anche il Tg5 ha richiamato in Italia il suo inviato. Pure le tedesche Ard, a Mosca dal'56, e Zdf lasceranno la Russia mentre le agenzie Bloomberg e la spagnola Efe non daranno più notizie dal posto. Stessa scelta per l'italiana Ansa. Cala il buio informativo sulla e dalla Russia. Se la situazione per i media stranieri è complessa, per giornali e tv russe indipendenti è drammatica. La nuova legge è l'ultimo di una serie di passaggi che negli ultimi anni hanno portato a chiusure di redazioni e arresti delle voci ritenute scomode. Il direttore Ivan Kolpakov di Meduza, ha riferito il Washington Post, ha contattato il suo staff in giro per la Russia per iniziare l'evacuazione. Potrebbero andare in Lituania - dove già ci sono i server del sito Web - e lavorare da lì. Giovedì c'è stata la chiusura di radio Ekho Moskvy i cui siti sono stati paralizzati. La censura del Cremlino ha toccato anche i social network: giovedì è stato bloccato Facebook. Insomma, Putin vuole sigillare la Russia, renderla impenetrabile alle "menzogne" straniere. Ma prima di cantare vittoria, dovrebbe ripassare i successi di Radio Free Europe. --© RIPRODUZIONE RISERVATA