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Gianluca PaolucciIl segnale è netto: Lukoil, terzo gruppo industriale della Russia, ha pubblicato ieri sul proprio sito internet un comunicato attribuito al consiglio d'amministrazione, nel quale la società si dice «preoccupata per i tragici eventi in Ucraina». Inoltre, «sosteniamo una rapida fine del conflitto armato e sosteniamo pienamente la sua risoluzione attraverso un processo di negoziazione e mezzi diplomatici».Una prima crepa «interna» nel monolite del Cremlino: Lukoil è un gigante presente in vari paesi del mondo - anche in Italia - ma con il centro dei suoi affari saldamente in Russia. Finora, a dissociarsi dalla guerra in Ucraina e quindi dal Cremlino sono stati gli oligarchi della «diaspora». Da Roman Abramovich, che ha annunciato la vendita del Chelsea e la volontà di devolvere il ricavato a una fondazione per le vittime della guerra in Ucraina. Fino ad Andrei Yakunin, figlio di Vladimir, ex alto ufficiale del Kgb, vicinissimo a Putin fino a quando, multimiliardario, non ha lasciato le Ferrovie russe per godersi il proprio patrimonio a Londra. Il caso di Lukoil è diverso: oggi è il terzo gruppo della Russia, il primo indipendente dopo i colossi pubblici Sberbank e Rosneft. Al momento Lukoil, sotto sanzioni Usa dal 2014, non è tra le società colpite dalle misure restrittive varate dai paesi occidentali dopo l'invasione dell'Ucraina. Ma molti osservatori nei giorni segnalavano la possibilità che venisse inserita nella lista, data la sua importanza per l'economia russa.Il suo numero uno è Vagit Alekperov, uno degli oligarchi della prima ondata, diventati ricchissimi col crollo dell'impero sovietico e non di quelli cresciuti nell'entourage di Putin. Lavorava nei pozzi di petrolio sul Mar Caspio, diventa vice ministro dell'energia con l'Unione sovietica già traballante. E col collasso dell'Urss, compra tre giacimenti di petrolio e diventa in breve multimiliardario. Secondo Forbes, il suo patrimonio personale ammonta a 18,6 miliardi di dollari e figura al numero 66 della classifica dei multimiliardari mondiali. Risiede a Mosca, è uno dei soci principali della squadra di calcio dello Spartak, ma è socio anche del porto turistico di Barcellona e dei cantieri navali olandesi Heesen Yachts. Da dove è uscita la Galactica Super Nova, superyacht di 70 metri che in un sito specializzato risulta adesso in vendita per la bella somma di 75 milioni di euro. Comunque un prezzo d'occasione, per una imbarcazione pluripremiata e tra le più veloci della sua categoria. Nei giorni scorsi lo yacht era segnalato nel porto di Tivat, in Montenegro. Lo scorso 24 febbraio, Alekperov era tra i 36 oligarchi convocati al Cremlino per ascoltare Vladimir. Nessuno ha parlato di Ucraina, anche su tutti apparivano piuttosto preoccupati. Significativamente, all'incontro mancavano alcuni dei fedelissimi. Dai fratelli Rotemberg a Yurij Kovalchuk fino a Gennadij Timchenko. Nei giorni successivi, tutti i presenti - e anche gli assenti - hanno visto le proprie fortune perdere cifre a nove zeri. Nel primo giorno dell'invasione, ha calcolato Forbes, i primi 116 miliardari russi hanno perso complessivamente 39 miliardi di dollari. E da allora, con le sanzioni, le cose sono ulteriormente peggiorate.Ieri, l'annuncio di una nuova ondata di sanzioni contro oligarchi e funzionari del Cremlino da parte di Usa e Gran Bretagna. Tra i colpiti Alisher Usmanov e i fratelli Rotemberg. Nella speciale classifica delle perdite del primo giorno di guerra, proprio Alekperov figurava al numero uno: 3,8 miliardi di patrimonio in meno. E forse non è un caso che sia stato anche il primo a schierarsi. --© RIPRODUZIONE RISERVATA