Furori atlantici unanimi e bollette da pagare per cittadini e aziende
Immagino che se ci sarà - e naturalmente mi auguro come molti, non tutti, che non ci sia - la guerra fra Russia e Ucraina, noi europei la combatteremo per interposta persona. Ad ammazzarsi sulla linea del fronte, infatti, ci andranno i russi e gli ucraini: dubito che un tedesco, un francese o un italiano ci metterà piede. Per non parlare degli americani, che nel peggiore dei casi se ne rimarranno nelle varie basi Nato sparse per l'Europa oppure, naturalmente, a casa loro. Tuttavia un qualche prezzo noi europei dovremo pur pagarlo e credo sarà di natura squisitamente economica. Temo infatti che se ci sarà la guerra pagheremo un prezzo per l'energia di gran lunga superiore a quello già altissimo registrato nell'ultimo trimestre. Ciò significherà che molte aziende - il cuore della produzione manifatturiera e agricola italiana, con buona pace del presidente di Confindustria, sta fra le piccole e medie imprese - rischieranno di andare fuori mercato. Ciò significherà altresì che la gran parte degli italiani restituirà in termini di bollette, quanto avrà o avrebbe ricevuto attraverso il Pnrr. Senza contare quegli italiani - e non sono affatto pochi - che le bollette non riuscirà a pagarle proprio. Ma questo non ci ferma. Perché noi siamo i nipotini di Garibaldi e amiamo la libertà. E la libertà non conosce confini. Non si ferma al Brennero, per dire, ma raggiunge la linea di demarcazione segnata dal fiume Dnepr, va oltre e abbraccia l'Ucraina intera. Noi italiani sappiamo riconoscere i valori che contano e - così ci raccontano - la libertà, i diritti, la democrazia, cioè la quintessenza dei valori plasmati in occidente, sono minacciati. Da chi? Dall'Urss, pardon, dalla Russia, meglio ancora dall'autocrate Putin, come viene definito il presidente russo dai grandi giornali italiani. Mettendo da parte la fin troppo facile ironia, viene da chiedersi effettivamente da dove nascano sia i furori ideologici che gli entusiasmi di tanta parte dei media italiani rispetto alla scelta di campo filo-ucraina.Ci rivedo - pur non avendovi assistito - le radiose giornate e gli accenti che accompagnarono l'Italia nelle sue avventure coloniali e nelle sue guerre mondiali. La stessa mancanza di analisi delle conseguenze, lo stesso copione hollywoodiano per cui da una parte ci sono i buoni e dall'altra i cattivi, la stessa ipocrita adesione a valori che poi noi stessi facciamo un'estrema fatica a praticare, il pessimo gusto caricaturale per cui Putin è uno "Zar" e Biden il presidente degli Stati Uniti, il tradizionale canovaccio 'drammatico' messoci a disposizione dai servizi segreti. Senza pensare poi al solito servile atteggiamento nei confronti di un alleato - gli Usa - che da migliaia e migliaia di chilometri di distanza esibisce la sua imperiale arroganza imponendoci da chi, da dove e come dobbiamo prenderci il gas che manda avanti la nostra economia.Mai credo, da cinquant'anni a questa parte, siamo stati così schiacciati su posizioni filo atlantiche, con un'ulteriore differenza rispetto al passato: una volta almeno sulle guerre gli americani ci guadagnavano o ci perdevano in proprio, oggi vogliono condividere le eventuali perdite. E' perlomeno curioso che l'Alleanza Atlantica proliferi e guadagni consensi e terreno - che significa bombe atomiche dislocate nei vari paesi dell'Est - a oltre trent'anni dalla fine del comunismo. Ed è interessante che a porsi questo interrogativo sia un ex anti comunista convinto come l'ex ambasciatore Sergio Romano, mentre la gran parte degli ex comunisti convinti se ne sta in rigoroso e ossequiente silenzio.