Effetto calo dei contagi Assalto pazienti cronici negli ambulatori medici

Donatella Zorzetto / PAVIAAmbulatori pieni, anzi pienissimi. Ma questa volta ad occupare i lettini dei medici di famiglia pavesi non sono pazienti con sintomi Covid, o da vaccinare, o ancora da sottoporre a tampone. Sono i malati cronici, molti dei quali anziani, che, sceso il livello generale dei contagi, si stanno riversando negli studi medici per esami e prescrizioni di routine, spesso lasciati in stand by proprio a causa della pandemia. Una vera e propria folla di persone se si considera che mediamente ogni medico di famiglia ha in cura 500 malati cronici. In provincia, da un'ultima stima, sarebbero circa 15mila.L'ondata di malati cronici Spesso sono "grandi anziani", termine che i medici di famiglia utilizzano per indicare i propri pazienti over 80. Sono proprio questi, ora che i contagi Covid stanno calando, a reclamare attenzione. Lo conferma Giorgio Monti, medico di base a Voghera e segretario provinciale del sindacato medici Fmmg. «I malati cronici sono una parte preponderante dei pazienti che abbiamo in cura - spiega -. I 300 medici di base che ora operano in provincia di Pavia, ne contano mediamente 500 l'uno. E in questi giorni, grazie allo scemare della pandemia, stanno tornando da noi. Solo che lo stanno facendo in tanti e nello stesso momento».«Questo avviene in un periodo che ci vede già impegnati su più fronti - prosegue Monti -. Mi riferisco, da una parte, alle attività legate alla vaccinazione anti-Covid, che da settimane facciamo soprattutto a domicilio ai pazienti fragili, e dall'altra alle innumerevoli incombenze burocratiche che ci impegnano per ore, togliendo spazio alla vera attività di medici».Tra i malati cronici che affollano gli studi dei dottori pavesi, ci sono oncologici, cardiopatici, diabetici, ipertesi e persone con insufficienza renale: tutti a chiedere la prescrizione di farmaci o di visite di controllo "congelate" a causa della pandemia.«Meno burocrazia»«Ne stiamo ricevendo a decine tutti i giorni - sottolinea Monti -. Un flusso che non vedevamo da mesi. Sono persone che hanno bisogno di noi e che meritano il giusto spazio. Per questo sarebbe bene concentrare la nostra attività più sull'aspetto medico che su quello burocratico. Mi riferisco, ad esempio, alle certificazioni relative al rinnovo dei presidi, attività che in passato era gestita dal distretto, ma che, chiuso quest'ultimo, è stata trasferita a noi. Parlo del rinnovo dei presidi per gli anziani (pannoloni), o per diabetici. In questo caso, una valutazione infermieristica sarebbe più che sufficiente, come per tutto il resto della protesica, cito sedie a rotelle e materassi antidecupito. Sono cose burocratiche, non serve il medico». «Oltretutto la prescrizione di protesi viene gestita attraverso sistemi informatici mal fatti - conclude Monti -. Ogni domanda deve essere inoltrata con un applicativo diverso, perchè non c'è un data base che copra l'insieme delle forniture. Ogni volta bisogna rifare la domanda, e magari il sistema non funziona. Sarebbe meglio se ne occupasse il distretto, perchè tocca ad esso fornirli. Non scaricate su di noi l'incombenza di misurare una sedia a rotelle per un invalido, noi vogliamo fare i medici: ora la priorità è riappropriarci dei pazienti cronici, perchè gli ospedali non ce la fanno». --