Camera commercio, tesoretto può finire nell'ente unificato

Luca Simeone / paviaQuasi ventotto milioni di euro. Un tesoretto in liquidità, quello accumulato dalla Camera di commercio di Pavia, che nell'ipotesi di fusione con gli enti di Mantova e Cremona finirebbe in un unico calderone, benché le altre due Camere abbiano disponibilità ben inferiori: 12,2 milioni Mantova, 11,1 Cremona. La somma, quindi, sarebbe inferiore a quella della sola Camera di commercio di Pavia. il patrimonio immobiliareE se è vero che i 27,7 milioni di euro che risultavano nell'ultimo bilancio approvato in via Mentana (quello del 2020) comprendono i circa 6 milioni di euro ricavati dalla vendita, a suo tempo, delle azioni possedute nella Serravalle, azzerando le partecipazioni (mentre Mantova ha ancora quelle dell'Autobrennero, valorizzate 8,4 milioni, e Cremona a sua volta ha quote per 4 milioni), è anche vero che il patrimonio immobiliare della Cciaa di Pavia è di fatto molto più consistente di quanto dicano i bilanci: il valore iscritto, pari a circa 5 milioni, è ancora quello di alcune decine di anni fa, non essendo mai stato rivalutato, a differenza per esempio della Cciaa di Mantova che lo ha fatto, portando il valore a 10,3 milioni di euro. Ma se si considera che le immobilizzazioni materiali della Camera di commercio di Pavia comprendono, oltre al palazzo storico in via Mentana e alla adiacente Torre medievale, anche il Palazzo Esposizioni, la Cupola Arnaboldi, l'edificio di piazza Marconi che ospita l'Ipsia Cremona, le due sedi di Vigevano e Voghera, il capannone industriale sempre a Voghera dove c'è l'archivio, è chiaro che il valore reale è enormemente superiore e si può ragionevolmente stimare in una trentina di milioni di euro. Insomma, Pavia si presenta al maldigerito accorpamento - con la speranza di evitarlo che non è venuta ancora meno - come quella decisamente più ricca fra le tre Camere di commercio e con le disponibilità liquide (soldi subito pronti per essere eventualmente impiegati a sostegno delle imprese, senza bisogno di smobilizzarli) nettamente più rilevanti.si sarebbe dovuto spendere di più?È ovvio che con la fusione sarebbe difficile mantenere, in considerazione dell'apporto più sostanzioso alla liquidità complessiva, una sorta di riserva per Pavia. Le risorse verrebbero gestite invece in un'ottica di Camera unica.«Tra l'altro con la difficoltà di gestire un territorio enorme ed estremamente variegato, disomogeneo dal punto di vista economico e produttivo - nota Luigi Boldrin, che per sette anni, fino a dicembre scorso, è stato segretario generale della Camera di commercio di Pavia - si dovranno fare tanti interventi in settori diversi: non sarà semplice». Naturalmente la questione relativa al tesoretto di quasi 28 milioni della Cciaa di Pavia può essere vista anche da un altro punto: si è finito per accumulare troppo, togliendo potenziali risorse alle imprese? «In tempi passati si sarebbe in effetti potuto spendere di più - dice Boldrin - quando sono arrivato io, nel 2014, la liquidità era addirittura superiore, oltre i 30 milioni». L'accorpamento dovrebbe comunque essere congelato fino a giugno, quando è attesa una decisione del ministero dello Sviluppo economico su una eventuale revisione della riforma che ha imposto le fusioni. E in ballo c'è il ricorso in Cassazione presentato dalle associazioni di categoria pavesi contro l'assegnazione a Mantova della sede della nuova Camera. --